IL PARADOSSO FRANCESE


Editoriale del 12 giugno 2014

Se qualcuno volesse farsi un’idea dell’inutilità di molte ricerche scientifiche potrebbe considerare la vicenda del “paradosso francese”, un tormentone alimentato dal 1991 con centinaia di pubblicazioni e un evidente conflitto di interessi. Come è noto la dieta dei francesi abbonda di grassi saturi, dal panetto di burro a colazione al camembert, dal confit de canard al foie-gras. Nel 1991 un epidemiologo osservò che nonostante ciò in Francia l’incidenza delle malattie cardiovascolari era più bassa che in altri paesi con regimi dietetici comparabili. Il merito venne in gran parte attribuito dalla scienza al resveratrolo, un antiossidante presente nel vino rosso di cui i francesi fanno largo consumo. Per l’industria vitivinicola fu una manna: era lecito affermare che il vino compie miracoli, previene ictus, infarti e persino tumori; trascurando ovviamente di aggiungere che non bisognava berne più di due bicchieri al giorno, perché già quattro producono l’effetto opposto.
Più tardi ci fu chi provò che per ottenere beneficio dal resveratrolo occorreva bere ettolitri di vino o assumerlo in pastiglie e qualcuno che aveva magnificato le virtù del vino fu accusato di frode. Ancora oggi però si cerca di dimostrare l’indimostrabile. Eppure si sa già tutto da millenni: un moderato consumo di alcol rende la vita più felice e chi è felice si ammala di meno. E il paradosso francese? Aria fritta. Le ultime ricerche sostengono che non sia mai esistito, si trattava solo di un’illusione statistica.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

da La traviata (1983) trasposizione cinematografica della celebre opera di Verdi diretta da Franco Zeffirelli, l’aria Libiam nei lieti calici. Con Placido Domingo e Teresa Stratas

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