LA SOLITUDINE DEI CANI IN CALORE


Editoriale del 1 SETTEMBRE 2014

Ci sono solo ombre e in alto la garitta con una sentinella che guarda il mare e si scogliona e pensa a casa e alla patata della fidanzata e al suo umore su di sé o a nonna che sa di violette o detersivo che quando chiami ti fa l’elenco dei morti nel paese. Sotto, invece, ci sono io che ho bevuto otto bicchieri di mirto e poi Simone e Karak. Simone è un caporale e Karak è un pastore tedesco allenato a trovare gli esplosivi che mi ha lasciato una sgommata di bava spessa sul braccio. Il Libano è molto piccolo ma molto grande adesso e l’alcool in corpo mi suggerisce la nostalgia di tutti i soldati di tutte le guerre presenti, passate e future, e lì per lì la invidio perché nelle ore lunghe e immobili ci si conquista il passaporto per la nazione dei gentili. Infatti Karak risponde a qualsiasi flessione del corpo di Simone che mi spiega le profondità junghiane del rapporto coi cani e dice con gli occhi che vengono esattamente dallo stesso mare da cui vengo io, mi dice, “Lui vive per me”. Facciamo dieci passi nell’opalescenza dei lampioni poi si ferma e aggiunge: “E io vivo per lui”. A Simone ho chiesto com’è che è finito fra i cinofili. Mi ha detto che i cani gli son sempre piaciuti e che ha provato, così, senza avere nessuna competenza. E che bisogna avere qualcosa, qualcosa che non sa manco lui cos’è. Io volevo mica fare il sapientone, e poi ero troppo imbenzinato dal mirto. Però io lo sapevo cos’è quella cosa dei cinofili. È che loro in guerra, davanti agli aggeggi adagiati per uccidere, loro, non sono soli. Loro in guerra ci portano l’amore.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

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da Le avventure di Rin Tin Tin (The Adventures of Rin Tin Tin)- Sigla

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