LA TREGUA DI NATALE


Editoriale del 24 novembre 2014

Impossibile dire come cominciò. Probabilmente come le rivoluzioni secondo Ryszard Kapushinski, il grande reporter di guerra polacco: quando anche solo uno cessa di avere paura e si scaglia contro la dittatura. Scrive il soldato tedesco Bruce Bairnsfather, vignettista britannico e capitano dei mitraglieri del Royal Warwickshire Regiment in una trincea delle Fiandre il 24 dicembre 1914: “Non dimenticherò quello strano e unico giorno di Natale per niente al mondo… Notai un ufficiale tedesco, una specie di tenente credo, ed essendo io un po’ collezionista gli dissi che avevo perso la testa per alcuni dei suoi bottoni della divisa… Presi la mia tronchesina e, con pochi abili colpi, tagliai un paio dei suoi bottoni e me li misi in tasca. Poi gli diedi due dei miei bottoni in cambio”. Nel buio abbacinato dalla neve e dall’orrore quella notte i tedeschi presero ad accompagnare le labbra della trincea con esili fiammelle di candela. In coro intonarono motivi natalizi. Nel primo conflitto mondiale le trincee squarciavano l’Europa occidentale, una ferita di 800 chilometri che andava dal Baltico alle Alpi. Spesso distanti l’una dall’altra appena cento metri, nascondevano gli uomini agli uomini. I britannici risposero con gli stessi canti, in un’altra lingua. Poi uno, anche solo uno, saltò la fossa e mise piede nella terra di nessuno, la poltiglia neutra coperta di cadaveri, neve e fango. Un secondo lo imitò, dall’altra parte. Probabilmente urlarono qualcosa alla distanza, poi si guardarono negli occhi, come fanno i pugili prima di combattere. Si strinsero la mano. Presto altri superarono la barriera della trincea. Qualcuno venne freddato da chi non aveva compreso. Ma per lo più cannoni e moschetti tacquero. È ciò che la storiografia ricorda come la “Tregua di Natale”. Spontaneamente oltre 100.000 soldati su tutto il fronte misero fine alle ostilità. Si scambiarono sigarette, cioccolato, berretti, spille. Si ubriacarono e parlarono di Roydon, Rosdorf, Corbie, Merano, e di Claire, Karin, Charlotte e Francesca. La luce del 25 dicembre permise partite di calcio internazionali. In alcuni casi la tregua durò fino al giorno di capodanno. Le cancellerie fecero di tutto perché il fenomeno non trapelasse, ma presto i giornali presero a pubblicare le lettere provenienti dal fronte, dispacci di umanità che attraversavano la macchina dello stato come una scarica elettrica perniciosa e contraria. Oggi, a un secolo dall’Inutile strage, uno spot pubblicitario inglese rievoca l’episodio. L’Occidente è ora unificato sotto la bandiera della pace e del materialismo. Altrove si continua a morire. Durante la Prima Guerra Mondiale persero la vita almeno 20 milioni di uomini. Dal Natale del 1914 i governi coinvolti nel conflitto proibirono, pena la fucilazione, qualsiasi tregua fra i soldati.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

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