L'ANELLO DELLA BISNONNA


Editoriale del 5 maggio 2015

Nella primavera del 1960 la signora Rose stava stendendo i panni nel giardino della sua casa in Tennessee quando ha sentito scivolarle dal dito l’anello nuziale. Pur avendolo cercato tra l’erba, esplorata palmo a palmo con il marito, non l’ha mai ritrovato. Nel frattempo la signora è diventata nonna e poi bisnonna e il marito è morto. Il 25 aprile scorso, il suo bisnipote di 9 anni, Noah, che abita in un altro stato, è arrivato a trascorrere qualche giorno di vacanza in Tennessee ed è andato a giocare in giardino con il regalo ricevuto dai genitori a Natale: un metal detector. E ha casualmente ritrovato l’anello che la bisnonna aveva smarrito 55 anni fa. Grande soddisfazione e tanti festeggiamenti in famiglia, con articoli di giornale che hanno fatto il giro del mondo. L’evento è minimale, ma il protagonista è gigantesco: il tempo. La malinconia che presiede ogni perdita, l’eco di angoscia che segue ogni piccolo smarrimento, la consapevolezza che gli oggetti ci sopravvivono: tutto questo ha sprigionato la gioia del ritrovamento, che significa una piccola vittoria sulla morte. La suggestione di quell’anello rimasto per più di mezzo secolo nascosto tra l’erba e passato senza intermediari dal dito della bisnonna nel 1960 alla manina del piccolo Noah nel 2015 ci commuove come commuove un archeologo toccare per primo uno specchietto opaco di epoca romana o un pettinino rotto appartenuto a una bambina etrusca di 2500 anni fa, senza alcuna contaminazione tra le mani della bambina e quelle dell’archeologo se non la pietà della terra, che l’ha conservato nel tempo, attraverso il buio di tante notti, il sole di tanti giorni, la pioggia e il vento. Il tempo sarà anche la nostra dannazione, ma è anche colui che dà valore alle cose. E non solo alle cose. Le poesie di Catullo e di Orazio non ci sembrerebbero forse così belle se fossero state scritte stamattina: la carica erotica di Lesbia ci emoziona perché Lesbia è cenere da oltre 2000 anni, il carpe diem lo giudichiamo così saggio perché pensato nell’abisso di un passato remotissimo. Recuperare passioni e sentimenti sepolti dal tempo e riviverli freschi, intatti nella fragranza dell’attimo che li ha generati, è il segreto della Madeleine di Proust. Come ritrovare l’anello della bisnonna.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Marcello Mastroianni – Mi ricordo, sì, io mi ricordo è un film del 1997 diretto da Anna Maria Tatò. È stato girato nel luglio del 1996 durante le riprese di Viaggio all’inizio del mondo di Manoel de Oliveira, ultimo film interpretato da Mastroianni

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