LE ULTRAEMOZIONI DEL CINEMA SOTTO LE STELLE


Editoriale del 11 luglio 2014

Finalmente ricomincia la stagione del cinema sotto le stelle (non vi sarà sfuggito che si chiama così sempre, da Bressanone a Lampedusa)! Il giardino che ospita la rassegna è stupendo, uno spazio di verde e di pace proprio in centro città, incredibile! State per provare le ultraemozioni che solo questo tipo di proiezioni può darvi, senza stupidi occhialini né altre superflue diavolerie. E se i primi spettatori dei film dei fratelli Lumiere fuggivano spaventati e urlanti dalla sala all’arrivo (su pellicola) di un treno in stazione, voi vivrete le stesse suggestioni oggi, con il motociclista smarmittato che passa, ripassa e ritorna a passare a tutta velocità e rumore dietro il muro dell’accogliente giardino. Siccome poi l’aeroporto non è che sia così lontano e decolli e atterraggi in questa stagione abbondano, alla fin fine di tutto il primo tempo non avete sentito tre quarti dei dialoghi. E già, la trama di un thriller richiede attenzione ma grosso modo siete riusciti a seguirla. Solo, un po’ vi ha disturbato l’agitazione generale della platea. Avete presente Indiana Jones che attraversa la jungla continuamente alle prese con scimmie dispettose, serpenti pericolosissimi e ragni giganti? Qui si tratta solo di zanzare, ma sono zanzare assassine e schiaffi, pacche, e sventolii hanno movimentato la platea come la hola al Maracanà. Per fortuna si sta levando una piacevole brezzolina notturna: quello che ci vuole per rinfrescare un po’ l’aria e tenere lontani i fastidiosi insetti. Ma nei dieci minuti di intervallo prima che cominci il secondo tempo la brezza si è trasformata in un vento teso e freddo e vorreste che il vostro giacchino di cotone fosse foderato di pelliccia. Cominciate a rimpiangere le zanzare mentre la proiezione va avanti tra un neonato che solo un esorcista potrebbe far smettere di strillare e il vicino che si alza per andare al bagno, poi si rialza per comprare il gelato, poi si attacca allo smartphone e riscrive Guerra e pace su what’s app. Intanto voi vivete nel terrore che l’orrenda sedia di resina bianca sulla quale vi siete scomodamente sistemati, essendo pericolosamente crepata si schianti, e immobili avvertite che si sta risvegliando una latente lombalgia. Quando finalmente arriva la fine, del film non avete capito quasi nulla se non che in fondo il confine che ci separa tra una piatta esistenza da mediani e una adrenalinica carriera da serial killer è labile. Molto labile.

Gianni Stocchino
(Filmnauta di Stato)

COGLI L’ATTIMO

 

da L’esorcista (1973) diretto da William Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty, che scrisse anche la sceneggiatura del film. Con Linda Blair

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