L'OBLIO CROMATICO


Editoriale del 25 maggio 2016

l'oblio cromatico

Quando l’Accademia Perduta contava numerosi membri, l’Archivio era anche un club ricreativo e la Sala della Pergola, con i suoi tre tavoli da biliardo, risultava la più frequentata. L’ambiente deve il suo nome al pergolato d’uva dipinto sul soffitto dall’Accademico Piero Idrogeno (chimico e pittore dilettante). L’opera, per quanto elegante nel disegno, era considerata mediocre a causa del troppo “disinvolto” uso dei colori. Durante una periodica Ispezione Generale dell’Archivio, notai un cambiamento nei colori della pergola: sembravano meno saturi del solito. Nei giorni seguenti la situazione peggiorò, e dopo un mese i colori erano completamente svaniti. Restava solo l’effetto tonale; con ricche sfumature di grigi e perfetti chiaroscuri. Curiosamente, il dipinto appariva molto più bello di prima. L’Accademico Filippo Martinez, chiamato a dare un suo parere, ne rimase entusiasta: “Un’opera perfetta che sembra concepita così, senza colori”. L’entusiasmo si stemperò quando si rese conto che la Sala della Pergola è adiacente a quella del suo capolavoro Circo in Paradiso: temeva un “effetto contagio”. La settimana successiva, dopo 200 anni dal deposito in Archivio, veniva a scadenza proprio la Memoria di Piero Idrogeno. La sua lettura chiarì il mistero: l’Accademico aveva inventato una soluzione chimica che aggiunta ai colori ne limitava la stabilità nel tempo; con opportuni dosaggi era possibile prevederne la durata, cioè una specie di “bomba cromatica” ad orologeria. Nel caso della pergola erano stati previsti 200 anni di stabilità cromatica. Inoltre, la Memoria confermava l’intuizione di Filippo; l’opera era stata pensata fin dall’origine in “scala di grigi”.
Piero Idrogeno era daltonico.

Carlo M.G.Pettinau
(Archivista dell’Oblio)

L’opera era stata pensata fin dall’origine in “scala dei grigi”.
(da L’OBLIO CROMATICO editoriale di Carlo M.G. Pettinau)
da una comica con Stan Laurel e Oliver Hardy

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