L'OMBRA DELLE ONDE


Editoriale del 17 agosto 2014

Oceano si tinse di cento cavalli bianchi e con loro giunse sino a noi, trasportando spume e detriti, umidi giacigli di notti consumate invano. E noi, miseri mortali, guardandole arrivare dall’orizzonte, continuiamo a chiamarle solo Onde. Mentre invece sono energia pura e incontentabile, aria e acqua turbinosa e vasta che lo sguardo umano intero non contiene. Tutte le Onde, come sapete bene, hanno un lido su cui prima o poi frangere e spezzare la furia che le spinge e tutti i fiumi un cammino da percorrere prima di morire in mare. L’acqua aspira sempre a divenire traccia e descrivere una traiettoria, che qualcuno definisce rotta, nel cammino della vita; molti uomini non sanno neppure cosa sia. Alcune Onde sono uniche e solitarie: quella di marea che tenta di abbracciare la luna e quella anomala notturna che spaventa, a ragione, i timonieri più esperti. Al mare tanto basta e non vuole avere altro, le sue onde non hanno mai fatto ombra a nessuno ma quando non ci sono ed e’ calma piatta il mondo liquido cessa di esistere e con esso il nostro animo non solo si placa, ma si spegne.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

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