MISERIE D'ARCHIVIO


Editoriale del 26 dicembre 2014

L’anno scorso ho trovato una strana busta. E’ accaduto spolverando un antico vaso egizio su cui era raffigurata una scena sacrilega: la dea Bast (quella con la testa di gatto) inseguita da un piccolo topo blu. All’interno c’era una busta priva di data con sigilli anonimi (senza il simbolo dell’archivista che l’aveva chiusa) e una scritta: doc.T28; da aprirsi solo dopo la lettura del doc.T29. Non specificando né la sala né lo scaffale dove si trovava T29, era impossibile leggerlo. Quindi lasciai il documento dov’era e me ne dimenticai.
Alcuni giorni fa, casualmente, ho scoperto il doc.T29. Era tra le pagine della memoria di Pio Vibrione, un accademico perduto condannato al rogo dalla Santa Inquisizione. Anche T29 era una busta chiusa senza data, senza sigilli autenticati e con una scritta ambigua: doc.T29; da aprirsi solo dopo la lettura del doc.T28. Incredibile! Il primo rimandava al secondo e il secondo al primo; rendendone impossibile la lettura e condannandone il contenuto all’Oblio. Presi una decisione trasgressiva; aprii comunque le due buste. All’interno la stessa frase: un’irripetibile orrenda bestemmia.
Purtroppo, anche l’Archivio ha le sue miserie.

Carlo M.G.Pettinau
(Archivista dell’Oblio)

COGLI L’ATTIMO

 

da Abbasso la miseria! (1945) diretto da Gennaro Righelli con Anna Magnani

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