MONICA LEWINSKY HA UN MACACO CHE SI CHIAMA GOFFREDO


Editoriale del 20 aprile 2105

Fossero stati più coraggiosi, i giudici del World Press Photo 2014 avrebbero conferito allo scatto del fotografo cinese Yongzhi Chu il primo premio assoluto. Invece, il macaco mulatto del circo di Suzhou, Cina orientale, ha ottenuto la vittoria nella sola categoria “Natura”. La didascalia che accompagna l’immagine nel sito del glorioso cartello fotografico spiega che in Cina, nonostante le misure prese dal governo a tutela degli animali, continuano a esistere luoghi remoti nei quali lo spasso circense viene costruito quotidianamente attraverso l’uso indiscriminato della tortura sugli animali. Insomma, la solita, stanca conformità della cronaca alle caselle categoriche. Osservatela bene, rallentate un attimo, anche qui nella curva sud del web: il muro infame di una cella nello scorrere rinsecchito del tempo, quei pantaloni gessati da azzimato e derelitto buffone, la voce che s’intuisce un impasto di blandizie e furiose rappresaglie, quel corpo imbolsito e chino, il volto tagliato della moltitudine e dei secoli, e poi la bicicletta, il feroce giocattolo della schiavitù, la catena al collo e quello sguardo, quelle biglie impetranti che raccontano l’amore tradito. È la storia dell’umanità. Il padre e il figlio, l’innocenza e il piacere estorto, i pazzi e la medicina, il proletariato e il padrone, il dittatore e il popolo coglione, i colonizzati e i colonizzatori, l’uomo e dio, sia esso un ammasso di sapienze teologiche, scientifiche, o lo stupore tremebondo per un lampo che divide la notte. Non c’è da frignare. C’è da spalancare gli occhi. I governi possono trovare, su ipocrita pressione internazionale, tutte le soluzioni del caso. Spunterà fuori un’altra cosa. Magari un chip che controlla dalla tastiera il macaco e lo spedisce a comprare le sigarette. O a uccidere per una gang di oligarchi russi. Potete spiegarvela come vi pare. Io sono un sempliciotto. Se gli esseri umani distruggono è perché lo vogliono. Perché ci godono. È la natura.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da L’alba del pianeta delle scimmie (2011) diretto da Rupert Wyatt

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