OMBRE E LUCE


Editoriale del 16 febbraio 2105

Fra le tante riflessioni indotte da quel capolavoro che è “Birdman” di Alejandro González Iñárritu pinzo quella sui social networks. Sui social si pubblica. Cioè si rende nota alla variabile comunità una parte del Sé. Individui, istituzioni, cricche. Ognuno getta una moneta nella fontana e il risultato è una versione parallela dell’esistenza. Parziale, certo. Vera o falsa, non so. E comunque sono categorie traballanti nell’ologramma collettivo. Esiste un certo delirio d’onnipotenza in tutto ciò. Io la vedo da cronista: una massa indigeribile di informazioni da rincorrere. Nessun approfondimento. La quantità soverchia la qualità. Ne abbiamo avuto poderosa dimostrazione durante le “primavere arabe”, quando sembrava che i nuovi canali potessero aggrumare le masse e spingerle verso il rovesciamento di una dittatura. Guardiamoci attorno: Libia, Siria, Egitto, Yemen. Cosa è accaduto? È accaduto che la massa s’è raccolta, sì, ma in breve tempo è stata spaccata e spazzata via da forze organizzate, strutturate, pazienti. Dall’individuo alla Storia all’individuo: c’è una buona dose di narcisismo spicciolo nel network globale, un pigro gettone di presenza antropologica che sostituisce la lenta, attenta, profonda maturazione dei fenomeni, dall’amore degli adolescenti alle guerre di liberazione. Un onanismo globale. La risposta di Iñárritu è, per così dire, meta-filmica. Cioè, la risposta è nel reale. Gira pochi film, studia, e nel mentre tace. Forse abbiamo bisogno di costruire un medioevo silenzioso per resistere all’assedio della modernità. Non so. Insomma, sparatevelo sto Birdman. Ancora meglio: scegliete una schifezza di film e andate a pomiciare all’ultima fila.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

il trailer di Birdman (2014) co-scritto, diretto e co-prodotto da Alejandro González Iñárritu e interpretato da Michael Keaton, Zach Galifianakis, Emma Stone e Edward Norton.

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