PANGEA, NOTIZIE DALL’IO: NELSON ROLIHLAHLA MANDELA


Editoriale del 1 luglio 2013

Io so che siete là fuori. Tutto il vostro fiato nei miei polmoni malati. Gli occhi buoni di maestra Mdingane, il primo giorno di scuola il sole bruciava forte e mi diede il nome inglese, Nelson, io che ero un bordello di colpi di glottide, amico del leone e amante della protea reale. E seppi che le parole incendiano il cielo. Così non sposai quella donna, a Johannesburg l’ufficio del “Mandela e Tambo” odorava di caffè e sudore, era una sfilata di denti ammaccati. Ma non basta la legge, è necessario un contributo di sangue per farsi una mano al tavolo della storia. A Robben Island spaccavo pietre e i miei occhi ciechi sognavano un libro scritto nel silenzio ineffabile e plurale. Winnie, le sue dita brevi e il suo seno rabbioso. Winnie mi aspettò, e il mio cuore divenne invincibile. Il resto sarebbe seguito, un grugno nero fra i bastardi del ‘900: sì, perché in fondo alla solitudine e all’odio ci sono i corpi danzanti nella luce. Io so che siete là fuori. Il mio esile fiato per la vostra giovane terra, una parola come un seme e il sangue come acqua, e la pazienza, quelle dita brevi a toccare la galera dell’anima.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

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