COME RIDURRE GLI SPRECHI IN RISTORANTE


Editoriale del 3 aprile 2014

Ormai da tempo in molti alberghi per farti sostituire gli asciugamani devi buttarli per terra e camminarci sopra con le scarpe sporche di fango, altrimenti verranno riappesi. L’hotel, infatti, dichiara con orgoglio di prendersi a cuore le sorti del pianeta, risparmiandogli superflui sversamenti di detersivi inquinanti. Non sarebbe giusto che in cambio ti facessero pagare di meno il prezzo della stanza? Qualcosa di simile sta per accadere nel campo della ristorazione. A Londra, la città della terra dove si mangia peggio spendendo peraltro moltissimo, in uno dei ristoranti dove finisco di solito mi accorgo che le porzioni si sono ridotte sensibilmente. “Una recente indagine ha mostrato che i clienti dei ristoranti inglesi lasciano sul piatto ogni anno 600.000 tonnellate di cibo. Il motivo, secondo il 41% di loro, è che le porzioni sono troppo grandi”, mi spiega il gestore. Il ristorante aderisce a un programma di riduzione degli sprechi. Capisco. Ma allora perché non proporre un menù con porzioni più piccole a prezzi più bassi? E il 59% che invece va via dopo aver spazzolato tutto quello che aveva nel piatto? Alla fine, nonostante le porzioni minuscole, me ne andrò lasciando sul piatto il 21% delle patate fritte, il 75% dell’insalata, il 100% della carne, il 50% di un po’ di tutto il resto. Il cibo era eccessivo? No, era una schifezza.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

Occhio alla penna (1981) diretto da Michele Lupo. Con Bud Spencer

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