SALMO 221 LATO A E LATO B


Editoriale del 28 dicembre 2019

«Non essere troppo giusto… Non essere troppo malvagio…

È cosa buona che tu ti tenga forte

in questo, ma anche da quello

non mollare la tua mano.

Perché chi rispetta Dio ne esce bene in tutte e due.

La sapienza di un saggio è più forte di dieci capi di governo.

Perché non esiste uomo giusto sulla terra che faccia una cosa buona senza farne una cattiva». (Qoèlet 7,16-20)

 

È il rovescio dell’eterna tentazione dei credenti:

essere simili al loro Dio, tutto santo, tutto giusto, “tutto-tutto”.

Eppure, il Libro di ogni Genesi del senso, ci aveva detto che la stessa e identica nudità

era segno della massima com-unione (erano nudi e non provavano vergogna)

ma insieme anche della massima dis-unione (sono nudo e mi sono nascosto):

siamo disco a due facce, lato A e lato B.

Ma la sapienza che ci rende simili a Dio è diventarne consapevoli:

«Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi quanto alla conoscenza del bene e del male».

 

“Tenere insieme” bene e male:

fatica davvero sovrumana nella storia disillusa di secoli e di giorni.

Essere simili a Dio è bene massimo e finale dei credenti,

ma è anche loro e nostro male, originale e massimo,

se da credenti si sbagliano su Dio.

 

In mezzo a tante parole di verità tascabili

a dividere sempre tutto in due, e poi scartare,

torna tu, senza parole, Signore,

e come nel sogno dei racconti antichi

avvicinati alle nostre nudità di amore e di violenza:

più che tuniche di pelli, hai ora per vestirci quella tunica,

“tutta d’un pezzo”, tirata a sorte un giorno per non essere divisa,

di un figlio tuo e nostro,

nudo per violenza e per amore,

in croce.

 

di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

 

erano nudi e non provavano vergogna (da SALMO 221 LATO A E LATO B – Editoriale di Antonio Pinna)

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