SIAMO FATTI CON LA STESSA MATERIA DEI SOGNI


Editoriale del 5 luglio 2013

«La parola cane non abbaia» diceva Bateson sottolineando il legame arbitrario che c’è tra la parola medesima e il suo significato. La pietà Rondanini di Michelangelo esibisce invece e suscita la dolente compassione che vuole comunicare perché il suo linguaggio salda le nostre emozioni più profonde con ciò che le provoca. Questo è il tratto distintivo del linguaggio dell’arte, che non è convenzionale, ma in sintonia con le regole biologiche del corpo. Il cervello infatti è parte della natura che descrive e nell’elaborare immagini o suoni risponde alle stesse leggi che regolano i fenomeni naturali. Per questo la lingua delle emozioni non inganna, per questo la bellezza è verità.
Questa verità non è però semplice identificazione del mondo che ci circonda perché “noi siamo fatti con la stessa materia dei sogni”, come ha scritto giustamente Shakespeare. L’atto della creazione artistica si accompagna a una temporanea scomparsa della barriera tra realtà e possibilità, tra veglia e sogno, fra coscienza e inconscio. La bellezza appartiene per questo alla fase onirica dell’assoluto e dell’incorruttibile e l’arte non è una copia del mondo reale. “Di queste dannate cose basta che ci sia un solo esemplare” diceva Nelson Goodman, attribuendo questa affermazione a Virginia Woolf.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da un’intervista del 1959 di Carlo Mazzarella a Salvador Dalì

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA