UNA VOLTA A ROYDON SON ZOMPATO SUI BINARI E QUASI IL TRENO MI ACCOPPAVA


Editoriale del 4 maggio 2105

Negli ultimi anni della sua esistenza Cioran leggeva unicamente biografie e autobiografie (1). Non ricordo il volume, credo lo racconti in un frammento dei Quaderni. Non posso verificare, lo spesso mattone delirante è finito nel pattume londinese, insieme a un centinaio d’altri. M’era presa una tal fregola di tornare in patria che mi aveva lasciato stecchito nel letto a contemplare il soffitto per tre giorni, senza mangiare né bere. Tre giorni senza corpo, senza voglia di vivere. Una catalessi in un deserto. Poi avevo messo dentro due borse tutta la baracca necessaria ed ero tornato a casa (2). I Quaderni me li aveva portati mia madre nella sua unica visita inglese. Comunque, prima di partire avevo abbandonato tutto il malloppo a una cara amica. Non sono mai tornato a pigliarmeli. Dopo qualche tempo anche lei ha abbandonato il bigio alveare londinese. Vi dicevo di Cioran. Oggi mi appare un po’ meno fumoso quel suo interesse ossessivo per le vite altrui. Credo che fra le pieghe di quella prosa gigantesca, unica, immortale, fosse germogliato il vuoto, quello vero. Come se a furia di investigare il suo feroce tango sintattico avesse calpestato qualsiasi teoria, qualsiasi astrazione. Continuava a danzare nelle pagine per vanità. Ma nei suoi pizzini privati non rimaneva che l’interesse per gli uomini, per come l’hanno sfangata, nella pratica. Cosa hanno scelto, in quell’occasione. Quanto zucchero sciolgono nel caffè, le forme della solitudine, gli amici stronzi, l’acidità di stomaco, quell’intingoletto lì di quel ristorantello là, l’amore che sfila nella memoria, imprendibile. Quando io e mamma siamo andati a Roydon nella scuola elementare dove lavoravo, e i bambini in cerchio le hanno chiesto come fosse da piccolo Mr. Luca. Io e lei stavamo nel mezzo. E intorno c’era la campagna (3) e nel cielo stracci di porpora e indaco e forse un giallo di bilirubina spruzzato all’intorno, quando siamo tornati a Londra, in treno, zitti zitti, veniva la sera.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

(1)Scritto con “Mare Nostrum” di Fresu che passa. Bello bello.
(2) Inseguivo una gonnella come un Werther da due spiccioli, fra le altre cose. Poi avrei mandato tutto a ramengo. Certi affari ci vuole un cataclisma olimpico per cambiarli.
(3) Col tempo ho rivalutato Constable, anche se Turner continuo a goderlo parecchio.

da Le invasioni barbariche (2003) scritto e diretto da Denys Arcand

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