BRUTTO, IGNOBILE, MALVAGIO, MELLIFLUO, PERVERSO, SGRADEVOLE, SPREGEVOLE E VILE


Editoriale del 22 febbraio 2021

Molti anni fa partecipai in qualità di lavagnista a un importante simposio che nel titolo poneva una domanda cruciale: “Qual è l’aggettivo più degradante per definire un essere umano?”
Per le definizioni ufficiali i relatori scelsero un unico vocabolario, quello curato con straordinaria lucidità e capacità di sintesi dal lessicografo, romanziere e critico letterario Fernando Palazzi, poi – escludendo le espressioni volgari e quelle che definivano una colpa specifica, come ad esempio “assassino” – selezionarono otto aggettivi: brutto, ignobile, malvagio, mellifluo, perverso, sgradevole, spregevole e vile. A quel punto, adottando il sistema dei tornei sportivi, decisero di procedere con sfide a eliminazione diretta. Gli abbinamenti furono estratti a sorte. Nei quarti di finale MELLIFLUO (“si dice degli ipocriti che hanno modi soavi per nascondere la loro malvagità”) eliminò VILE (“che è senza coraggio, timido, pauroso”); SPREGEVOLE (“che merita disprezzo”) eliminò PERVERSO (“molto cattivo, pessimo”); IGNOBILE (“non nobile, sia rispetto alla nascita sia rispetto alla condotta morale”) eliminò BRUTTO (“spiacevole a vedersi”) e SGRADEVOLE (“spiacevole, che non riesce grato”) eliminò MALVAGIO (“che ha perversa disposizione a fare il male, ed è più grave di cattivo”). Le scelte in alcuni casi possono apparire sbagliate ma vi garantisco che furono frutto di lunghe e dotte discussioni, talvolta molto accese. Prevalse la linea proposta da Umberto Eco e Roland Barth che privilegiava i significati più vasti; l’aggettivo “brutto”, a esempio, non può competere con altri perché si limita a un giudizio estetico, come pure “malvagio” che si limita a un giudizio morale”. In semifinale SGRADEVOLE batté IGNOBILE e SPREGEVOLE batté MELLIFLUO. Nella finale, dopo una interminabile discussione, a sorpresa vinse SGRADEVOLE su SPREGEVOLE che a quel punto sembrava favorito. “Spregevole” infatti, come sottolineò Tullio De Mauro, insinua una componente morale mentre “sgradevole”, pur essendo un aggettivo meno aggressivo, è più ecumenico; può includere tutti i sensi ma anche la metafisica individuale.
Se posso dire la mia nei casi in cui si ha l’esigenza di esprimere il caldo rifiuto per una persona è meglio andare sul classico e attingere dal repertorio degli aggettivi volgari anche se, mi rendo conto, in questo momento storico di cagnara e invettive spesso possono risultare logorati dall’abuso.

Filippo Martinez (Lavagnista)

“«Spregevole» infatti, come sottolineò Tullio De Mauro, insinua una componente morale mentre «sgradevole», pur essendo un aggettivo meno aggressivo, è più ecumenico; può includere tutti i sensi ma anche la metafisica individuale.”
Da BRUTTO, IGNOBILE, MALVAGIO, MELLIFLUO, PERVERSO, SGRADEVOLE, SPREGEVOLE E VILE – Editoriale di Filippo Martinez (Lavagnista)

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