DISASTRO AEREO


Editoriale del 27 giugno 2016

Cadaveri! Vedo soltanto cadaveri attorno a me. E non sono messo molto meglio di tutti quanti loro. Sono spiaccicato al suolo, mi fa male tutto, sanguino, non riesco a muovermi e non credo riuscirò a vedere il sole sorgere domani. Penso ai miei figli, ne ho avuti tanti; alcuni mi hanno già dato qualche soddisfazione, gli altri sono ancora piccoli, hanno tempo. Spero di non mancare loro; sanno che questa vita è piena di insidie. Mi vengono in mente tutte le cose avrei potuto ancora fare: il tempo non è mai stato dalla mia parte. Penso alla mia passione più grande: il volo; questo sicuramente è stato l’ultimo. Per me stare in aria è sempre stato un piacere; non avrei mai pensato di morire in questo modo. Sembrava tutto così tranquillo. Non capisco come sia potuto accadere: fino a poco fa volavo serenamente con tanti miei amici. Serenamente si fa per dire: stavamo facendo parecchio casino ed eravamo allegri. La giornata sarebbe potuta essere splendida: il crepuscolo visto sul litorale era fantastico. Dopo ricordo un rombo fortissimo e la botta. Non so per quanto sono rimasto svenuto. Almeno il tempo che tutti gli altri morissero, presumo. Meglio, non avrei sopportato le urla di dolore. Poi mi sono svegliato così. La vista è annebbiata, ma dubito che riuscirei comunque a distinguere qualcuno tra i cumuli, molti sono letteralmente in pezzi. Alcuni non capisco nemmeno se siano corpi. Spero che qualche fortunato sia riuscito a evitare l’impatto, ma non mi illudo troppo, siamo tantissimi qui. Comincia a fare freddo, non ci vedo quasi più e i dolori si affievoliscono. Mi sento molto solo. Sono su un pavimento traslucido, il vento forte sul dorso, pochi secondi ancora di vita e due enormi occhi nocciola mi fissano in profondità dall’altra parte. Sembrano guardare oltre me, come se non importasse loro nulla della strage appena compiuta. Quasi mi vergogno: ucciso da uno di quei grossi esseri insignificanti che usano solo un pavimento per camminare e che non sanno nemmeno volare.

Luigi Lanucara
(Sfaccendato di Aristan)


Per me stare in aria è sempre stato un piacere; non avrei mai pensato di morire in questo modo.
Sembrava tutto così tranquillo. Non capisco come sia potuto accadere: fino a poco fa volavo serenamente con tanti miei amici.
(Da DISASTRO AEREO – editoriale di Luigi Lanucara)

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