IL MATERIALE E L'IMMAGINARIO


Editoriale del 08 novembre 2016

Remo Ceserani

Questo infausto 2016 ci ha materialmente sottratto Dario Fo e Paolo Poli, Prince e David Bowie, Umberto Eco e Giorgio Albertazzi, Ettore Scola e Anna Marchesini, Bud Spencer e Lino Toffolo, Gato Barbieri e Keith Emerson. Costringendoci così a (perdonate il termine osceno) riformattare il nostro immaginario, nutrito in gran parte fino ad adesso delle parole, canzoni, immagini, idee, emozioni che questi illustri rappresentanti dell’arte, della cultura, della musica e dello spettacolo ci hanno regalato. Ultimo in ordine di tempo a lasciarci è stato Remo Ceserani, autore di un memorabile manuale di letteratura per i licei intitolato appunto “Il materiale e l’immaginario”, sul quale si sono fatti le ossa i fortunati studenti degli anni Ottanta e Novanta. Non starò ad annoiarvi riepilogando l’importante lavoro di un intellettuale dalla cultura sterminata che ha scritto cose mirabili su Joyce e Zola, la Bibbia e il postmoderno, il treno nella letteratura e il rapporto di quest’ultima con la fotografia. Lettore rigoroso e appassionato, privo di una metodologia fissa di riferimento (le usò tutte, mescolandole genialmente e scorgendo in anticipo i pregi e i limiti di ciascuna), non fu mai apocalittico né integrato. Esente da pregiudizi, ironico e disincantato, ci ha insegnato che non esistono la letteratura italiana, americana, russa, inglese, tedesca o francese, ma solo la letteratura (infatti passò dalla cattedra di Letteratura Italiana a quella di Letteratura comparata). Mi piace, in questa fine del funesto 2016, ricordare quello che raccontò a me, che mi laureai con lui con una tesi sull’Orlando Furioso e che ho avuto il privilegio di una lunga amicizia (da parte sua sempre disponibile e generosa), una sera pisana di alcuni anni fa. Essendo già io incline a uno sguardo sulla letteratura vasto quanto l’orbe terraqueo, senza paletti di divisione tra l’alto e il basso, trovai con lui una sintonia perfetta, anche e soprattutto umana e caratteriale. Come antidoto all’ansia da spaesamento e alla trista figura del laudator temporis acti (già abbastanza lontane dal mio modo di essere), mi confidò che si sentiva di condividere l’ottimismo nel futuro di suo padre, che, quando lui era bambino nella lombarda Soresina, era tornato a casa entusiasta per l’invenzione dei bicchieri infrangibili. Aggiunse anche che il bicchiere infrangibile che il padre aveva gettato per terra in cucina, come dimostrazione, si era franto in mille pezzi.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)


… mi confidò che si sentiva di condividere l’ottimismo nel futuro di suo padre, che, quando lui era bambino nella lombarda Soresina, era tornato a casa entusiasta per l’invenzione dei bicchieri infrangibili (da IL MATERIALE E L’IMMAGINARIO editoriale di Fabio Canessa)
Bicchieri frangibili – da Il mio nome è nessuno (197)3 diretto da Tonino Valerii con Terence Hill e Henry Fonda

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