VACANZE CON L'ANIMA


Editoriale del 2 luglio 2019

Dove andate in vacanza? E, soprattutto, con quale spirito? Se sceglierete le Maldive per rimorchiare o le Seychelles per rilassarvi e sgombrare la mente, inutile che compriate “Il viaggio in Italia” di Attilio Brilli (edito dal Mulino). Se invece considerate il viaggio “un’attività intensa, una ricerca appassionata e coinvolgente che spinge a dare senso e a vivere il singolo attimo”, ecco la guida che fa per voi. Non un baedeker da turista in gita sociale, ma una splendida e appassionante storia del viaggio come fenomeno culturale. Insieme “ricostruzione storica” e “viaggio immaginario in un’Italia che è frutto della sagacia topografica e in pari tempo della finzione narrativa di quei viaggiatori, e dei loro seguiti, che l’hanno percorsa dal tardo Rinascimento alla nascita del turismo organizzato”. Un processo educativo e avvincente che nasce dalle pagine dei grandi libri del passato, perché “si può leggere di un viaggio e si può leggere in viaggio, ma si può anche viaggiare sui libri”. La voglia di visitare un luogo parte dalla evocazione di una lettura, per andare a vivere di persona luoghi e paesaggi di cui ci siamo invaghiti nell’immaginazione, dopo averli conosciuti attraverso lo sguardo di uno scrittore. Come chi subisce il fascino del primato dell’arte sulla natura, della parola sull’esperienza, del racconto sulla realtà. Dall’Odissea all’epos medievale, dal romanzo picaresco a Joyce, da Dante ad Ariosto, tutta la grande letteratura sottintende il viaggio come metafora della vita. Guidati da Attilio Brilli, il massimo esperto della letteratura di viaggio, ci accostiamo allo sportello della carrozza del Grand Tour settecentesco, prepariamo armi e bagagli, ci scegliamo i migliori compagni d’avventura e, fantasticando sulle antiche mappe, mettiamo in valigia il necessario e percorriamo strade accidentate, sfidando incontri con i briganti e imprevedibili incidenti di percorso. Tra il processo educativo di Goethe e l’inquieto vagare del Wanderer romantico, ci attendono suggestioni d’ogni genere: cominciando da Petrarca, con la sua ascensione al monte Ventoso, si continua con Foscolo-Ortis sulle Alpi Marittime, per divagare sul lago di Ginevra con la Mary Shelley di “Frankenstein” o sul vecchio tracciato del Sempione con Charles Dickens. E poi Byron e Stendhal, Leopardi e Garibaldi, per afferrare il Genius Loci evocato dalle loro pagine e avere esperienza di quell’estasi metacronica (direbbe Proust) che si sprigiona dal corto circuito fra l’incanto della lettura e il trovarsi, qui e ora, nei medesimi luoghi da loro raccontati. Si può avere la sensazione “di essere arrivato alla sorgente antica del desiderio, ma di esserci giunto troppo tardi”. Non fa niente: non è delusione, ma “un’estasi patetica” di struggente intensità. Alla cronaca descrittiva si sovrappone la favola del viaggio e “ogni approccio a una città d’arte o di storia non può che essere una conquista personale e una manifestazione di rispetto…dalla quale si esce comunque diversi. Altrimenti non è altro che arrembaggio volgare e dissennato”. C’è ancora qualcuno disposto a vedere il lago Trasimeno con occhi e cuore rivolti alla battaglia di Annibale? O di sostare negli antichi borghi toscani con la consapevolezza di viaggiare nel tempo, più che nello spazio? Se c’è, beato lui! Avrà il privilegio di godere di luoghi “a un tempo reali e irreali, fatti di pietra e di mattoni, ma anche della più impalpabile sostanza dell’immaginazione, del desiderio, del sogno”. Come suggeriscono le incantevoli tavole settecentesche di John Warwick Smith che corredano il volume di Brilli, un imperdibile viatico per chi non dimentica di aggiungere fra i bagagli l’anima e il pensiero.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

Dove andate in vacanza? E, soprattutto, con quale spirito? (da VACANZE CON L’ANIMA – Editoriale di Fabio Canessa)

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