IL CINEMA ITALIANO, ANALCOLICO E SOLUBILE


Editoriale dell' 1 ottobre 2024

Dispiace tornare a lamentare l’agonia del nostro cinema, ma dispiace anche uscire ogni volta avviliti dalla proiezione di un film italiano. Delle cinque opere in concorso a Venezia non ce n’era una che meritasse di starci, neppure le due meno imbarazzanti, cioè quelle di Gianni Amelio e di Maura Delpero. La prima, “Campo di battaglia”, comincia bene mostrandoci la quotidianità di un ospedale da campo della prima guerra mondiale, con sguardo crudo e lucido sui feriti a brandelli e due medici di opposte tendenze (uno aiuta i soldati a essere congedati, l’altro li fa fucilare come disertori se scopre qualche trucco), ma poi il film non decolla mai, in un ristagno narrativo di uggiosa nobiltà (e nella seconda parte continua a inquadrare i ricoverati uccisi, stavolta, dalla spagnola) e di assorta piattezza. Purtroppo non condividiamo neppure gli entusiasmi per “Vermiglio”, premiato con il Leone d’Argento e ora scelto dall’Italia come nostro candidato all’Oscar. Qui siamo in un remoto paesino del Trentino durante la seconda guerra mondiale a seguire la quotidianità di quel mondo antico, con strizzata d’occhio alla condizione femminile. Ricorda il cinema di Ermanno Olmi, si sdilinquisce tutta la critica, sembra “L’albero degli zoccoli”. In effetti, la cura scrupolosa della ricostruzione scenografica nei dettagli, la bellezza delle immagini in una fotografia splendida e la naturalezza della recitazione di alcuni attori non professionisti (soprattutto i bambini) possono richiamare il film di Olmi. Ma è un Olmi senza mistero, senza senso del sacro, senza poesia: cioè un Olmi senza Olmi. Come la birra analcolica o il caffè solubile. Ma il peggio deve ancora arrivare: tra un paio di settimane uscirà il nuovo film di Paolo Sorrentino, il più sbagliato, di bruttezza irrimediabile, una specie di summa dei difetti del suo cinema. Ma nessuno avrà il coraggio di dirlo, anzi “Parthenope” sarà osannato più di “Vermiglio”: spronato dalla grancassa entusiasta, il pubblico andrà forse a vederlo e uscirà dalla sala ancor più disamorato del cinema italiano.     

Fabio Canessa Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan

“ tra un paio di settimane uscirà il nuovo film di Paolo Sorrentino, il più sbagliato, di bruttezza irrimediabile, una specie di summa dei difetti del suo cinema. Ma nessuno avrà il coraggio di dirlo, anzi “Parthenope” sarà osannato più di “Vermiglio”: spronato dalla grancassa entusiasta, il pubblico andrà forse a vederlo e uscirà dalla sala ancor più disamorato del cinema italiano.” Da IL CINEMA ITALIANO, ANALCOLICO E SOLUBILE – Editoriale di Fabio Canessa Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan

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