I PRONIPOTI  DI UNA VOLTA


Editoriale del 30 settembre 2026

Nel 1964 in casa tutta la tecnologia di cui disponevamo consisteva in un televisore Telefunken  da 21 pollici, abbinato al carrello che vedete nella foto, una cucina a gas, una radio, una macchina da cucire, un ferro da stiro, un phon e uno scaldacqua a immersione. Nient’altro. A parte la seicento multipla di mio padre. Per questo, quando nel mese di aprile la Rai incominciò a trasmettere la serie animata “The Jetsons” (titolo italiano “I pronipoti”), rimasi incantata. I personaggi (protagonisti scialbi di storie banali, niente a che vedere con i Flinstones) si spostavano su auto volanti, comunicavano con videochiamate, possedevano orologi intelligenti, schermi TV che scendevano dal soffitto, macchine che facevano qualsiasi cosa: cucinare, lavare, e perfino robot umanoidi. Ero piccola e i Jetsons erano tutta la fantascienza che potevo permettermi. Quel mondo in cui le incombenze erano affidate in blocco alle macchine e gli umani dovevano solo premere pulsanti e relazionarsi tra loro era affascinante e divertente. Non avrei immaginato che cinquant’anni più tardi avrei vissuto in quel mondo. E invece eccomi dentro quel futuro che, lo confesso, mi piace: faccio videochiamate, porto al polso un orologio che misura il battito, accendo elettrodomestici a distanza, comando la musica con la voce e affido a un robot la pulizia del pavimento.

Posso fare quasi tutto quello che facevano i Jetson. E parecchio di più.

Perché c’è una cosa che loro non avevano: l’intelligenza artificiale generativa.

È strano, perché quando “The Jetsons” fu ideato l’intelligenza artificiale esisteva già come progetto scientifico. Eppure gli autori immaginarono macchine capaci di svolgere ogni lavoro domestico, ma non di inventare una storia, discutere un’idea o comporre musica. Forse pensavano che alle macchine sarebbe spettata la fatica e basta, mentre a noi umani sarebbero rimasti il pensiero e la creatività. O semplicemente capivano che una macchina che lava il cane di casa o una che lava i denti mente il proprietario (dei denti) si pettina è divertente; mette allegria; mentre una macchina che pensa, che confuta una tesi no. Può incuriosire, interessare, meravigliare e anche entusiasmare. Può perfino fare paura.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“I personaggi (protagonisti scialbi di storie banali, niente a che vedere con i Flinstones) si spostavano su auto volanti, comunicavano con videochiamate, possedevano orologi intelligenti, schermi TV che scendevano dal soffitto, macchine che facevano qualsiasi cosa: cucinare, lavare, e perfino robot umanoidi.” Da I PRONIPOTI  DI UNA VOLTA – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)


Archivio Editoriali e film

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA


  •  

     

    Università di Aristan