Salmo 578 – LA PAURA DEI BARBARI


Editoriale del 31 ottobre 2026

«La paura dei barbari è ciò che rischia di renderci barbari» (Tzvetan Todorov).

«Lo straniero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; lo amerai come te stesso, perché anche voi siete stati stranieri nella terra d’Egitto.» (Levitico 19,34)

Per evitare il controllo della censura del regime, Todorov fece la sua tesi di laurea sugli aspetti grammaticali e sintattici della traduzione di un autore bulgaro di inizio secolo scorso, evitando così «il rischio di trasgredire i tabù ideologici del partito». Arrivato a Parigi con il permesso di un anno, entrò in contatto con Gérard Genette e Roland Barthes, e nelle nuove condizioni di libertà abbandonò progressivamente l’interesse per la materia verbale dei testi, per dedicarsi all’oggetto stesso dei testi artistici e all’incontro con gli autori. 

«Quando mi chiedo perché amo la letteratura, mi viene spontaneo rispondere: perché mi aiuta a vivere. Non le chiedo più, come negli anni dell’adolescenza, di risparmiarmi le ferite che potevo subire durante gli incontri con persone reali; piuttosto che rimuovere le esperienze vissute, mi fa scoprire mondi che si pongono in continuità con esse e mi permette di comprenderle meglio».

Passare dalla paura dello straniero alla memoria condivisa della comune umanità: Todorov fonda questo passaggio sull’umanesimo dialogico cui è pervenuto studiando le opere d’arte. «La bellezza salverà il mondo. Wilde, Rilke, Cvetaeva» è un altro suo titolo, a significare la convinzione del “secondo Todorov” che l’arte ha una funzione antropologica, non semplicemente estetica.

Il libro biblico del Levitico lo fonda sulla memoria dell’esperienza dell’alterità: l’antidoto alla paura non è anzitutto una teoria dell’accoglienza, ma l’esercizio della memoria: «anche voi siete stati stranieri». 

L’idea comune è che il problema non è anzitutto l’altro, ma la qualità della relazione che instauriamo con lui. La paura produce esclusione; l’amore produce riconoscimento.

«Nell’amore non c’è paura» (Prima lettera di Giovanni 4,18)

Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

«Nell’amore non c’è paura» (Prima lettera di Giovanni 4,18) Da Salmo 578 – LA PAURA DEI BARBARI – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)


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