Luca 5,39
Dopo un forte contrasto tra il vecchio (della tradizione) e il nuovo (di Gesù), alla fine un proverbio sembra rovinare tutto: «Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». Imbarazzo degli esegeti.
Luca 5,27-38
La scena è semplice. Gesù ha appena chiamato come discepolo un noto daziere per conto dei romani occupanti, di nome Levi-Matteo. Questi ha organizzato un grande banchetto, e Gesù e i discepoli stanno facendo festa, mangiando e bevendo con una folla di altri dazieri e gente del loro giro. È una festa vera: tavola piena, voci alte, un’aria di libertà che si sente.
I farisei e gli specialisti della Legge osservano e non capiscono. Perché mescolarsi a quella gente? Gesù risponde con un proverbio: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati». Non difende la festa: la spiega. «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Ovvio, ma non per chi vive la religione come separazione. E infatti coinvolgono i discepoli di Giovanni: loro digiunano, i tuoi invece mangiano e bevono.
Gesù replica con un altro proverbio: «Potete far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?». La distanza è ormai chiara: da una parte la penitenza come identità, dall’altra il Vangelo come festa.
Così arrivano due parabole: vestito nuovo e vino nuovo. Dicono la stessa cosa: il nuovo non si adatta al vecchio, e il vino nuovo non si versa in otri vecchi. Sono cose che tutti sanno. Non sarebbe naturale unirsi alla festa?
E invece no.
Luca 5,39
Perché arriva l’ultimo proverbio, quello che mette in difficoltà gli esegeti: «Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”». È un’ironia sottile: basta un proverbio per vedere che chi resta affezionato al vino vecchio — vino di élite anche nel prezzo — si esclude da solo dalla festa del nuovo. Il proverbio imbarazzante diventa uno dei giudizi più penetranti del Vangelo.
Distinguere anche oggi tra vino e otri, Signore?
Trovare otri nuovi per un vino nuovo?
Invece, quante energie per conservare otri vecchi,
sentirsi élite del gusto e del giusto,
ma incapaci di un Vangelo di festa.
Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)
“Ovvio, ma non per chi vive la religione come separazione. E infatti coinvolgono i discepoli di Giovanni: loro digiunano, i tuoi invece mangiano e bevono.” Da Salmo 571 – QUANDO A FAR FESTA BASTEREBBE NIENTE – Editoriale di Antonio Pinna (Salmista ad Aristan



