PURTROPPO SUCCEDE ANCHE A ME


Editoriale del 17 settembre 2021

Alcuni tormentoni della nostra socialità: “Per essere sincero, devo dire che…”. Viene detta spesso per dare forza a una affermazione, come se in precedenza quello stesse parlando in modalità provvisoria. E quando lo ri-incontri ti viene da chiederti se stia parlando sinceramente o lo farà in seguito. Ci sono quelli che ti ricordano ogni tanto che loro dicono sempre la verità, te lo ripetono come uno stacco pubblicitario, ti fanno sentire un possibile mentitore perché tu non lo dici, e ti aprono sempre un quadro diverso, perché non basta essere sinceri per dire cose vere. Bisogna quindi stabilire se le cose che affermi siano vere e non solo sincere, infatti spesso domandiamo “ma ci credi veramente a quello che dici?”.
Certi politici, e per merito loro non ci mettiamo fastidiosi dubbi, sappiamo che non diranno la verità, e in questo sono coerenti e ci sentiamo quindi al riparo da sorprese. Anzi, con uguale candore dicono il contrario di quanto avevano affermato.
“Non sopporto le persone bugiarde”, è frase senza gradazioni, perché altrimenti dovremmo avere poca pazienza con tutti, a parte quelle – e qui c’è distinzione di genere – a cui piacciono gli uomini bugiardi, ma non quelli falsi. Quel fascino dettato dall’ambiguità, non dalla bugiardaggine, altrimenti si è masochisti oppure recidivi.
“Io dico sempre quello che penso” e giù una serie di frasi su cui avrebbe fatto bene a pensarci prima di dirle. Dovresti apprezzare quanto dice, ma devi limitarti per motivi logici ad apprezzare la sincerità.
“Adesso ti faccio ridere”, oppure anche “Vuoi ridere?”, ed è ovvio che ci sia disponibilità, a meno che non si sia nel bel mezzo di un funerale, e tu sei costretto a preparare una risata finale stando bene attento a non ridere prima del tempo. Per fortuna di solito ti avvertono perché ridono prima loro, non resistendo al proprio humor. Poi arrivano Buster Keaton e Stanlio e Ollio e dobbiamo spiegarci come facevano a farci ridere. Nel loro caso siamo noi che diciamo “Vuoi farti due risate?”, ce l’hanno detto da piccoli, ce lo siamo detti da grandi e continuiamo a dirlo da anziani. Perché non si ride di sole battute.

Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

“Poi arrivano Buster Keaton e Stanlio e Ollio e dobbiamo spiegarci come facevano a farci ridere. Nel loro caso siamo noi che diciamo “Vuoi farti due risate?”, ce l’hanno detto da piccoli, ce lo siamo detti da grandi e continuiamo a dirlo da anziani. Perché non si ride di sole battute.”
Da PURTROPPO SUCCEDE ANCHE A ME – Editoriale di Nino Nonnis (La Cavana [la roncola] di Aristan)

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