BUON COMPLEANNO, LUDOVICO!


Editoriale dell'8 settembre 2026

Nel 1474, oggi, 8 settembre, nasceva Ludovico Ariosto, il più contemporaneo dei classici. Difficile trovare una lettura più adatta ai nostri tempi dell’Orlando Furioso, sia per struttura narrativa che per visione del mondo. Come gli horror, i fantasy e i film della Marvel, anche il Furioso sembra raccontare vicende fantastiche lontanissime dalla realtà di tutti i giorni: “coglionerie” (oggi si direbbe “americanate”) le definì il cardinale Ippolito d’Este, come il cavallo alato, l’anello che rende invisibili, maghi, castelli incantati, fantasmi, mostri e giganti. Roba da cartoni animati. E invece Ariosto, polverizzando con disinvoltura l’ossequio aristotelico nei confronti del verosimile, indica genialmente ai letterati che, per arrivare al nocciolo della verità delle cose, è possibile intraprendere un’altra via che non sia l’imitazione della realtà. La poesia non rinuncia a essere scavo conoscitivo, anzi lo sarà in maniera più profonda quanto più abbandonerà la mimesis e si divertirà a confezionare un mondo apparentemente diversissimo dal nostro, ma intimamente regolato dalle stesse leggi. Alle falsità verosimili di chi intende scimmiottare la vita con il realismo contrappone le verità fantastiche di chi arriva al nocciolo dell’esistenza facendo risaltare le modalità del nostro mondo per mezzo di iperboliche fantasie (che altro faranno Kafka, Bulgakov e Borges nel Novecento?). Mentre il verosimile può solo mimare in modo ingannevole la realtà, la finzione letteraria, creata dall’immaginazione poetica, si dimostra portatrice di una sua verità se sa costruire un modello di mondo che, parallelo a quello reale, funziona da paradigma. Per affermare la necessità di astrarre dalla vita e porsi dal solo punto di vista dell’arte. Allora dall’elaborato intreccio delle avventure è facile scorgere in trasparenza le regole che presiedono a questo labirinto che è il mondo: il dominio del caso, responsabile del completo smarrimento delle nostre esistenze, l’incessante metamorfosi a cui è sottoposto tutto e che rende vani progetti e speranze di qualsiasi genere, l’idea della vita come un perpetuo errare (sia nel senso di “vagare” che di “sbagliare”), il desiderio come molla di ogni movimento e la delusione che deriva dal mancato appagamento, l’assoluta impossibilità di prevedere quel che ci accade. Dal momento che, come spiega San Giovanni Evangelista nel canto XXXV, tutta la letteratura è finzione, sarebbe ingenuo affidarsi alla maggiore o minore verosimiglianza del contenuto per giudicare un testo, o un genere, inferiore o superiore a un altro. Così il poema, oltre a configurarsi come un microcosmo che rispecchia giocosamente quel macrocosmo che è il mondo, diventa anche una palestra dove il lettore si esercita a vivere. Quella vita che procede secondo le medesime leggi di imprevedibilità e inappagamento che governano la struttura e le storie del libro. Buon compleanno, Ludovico!

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Alle falsità verosimili di chi intende scimmiottare la vita con il realismo contrappone le verità fantastiche di chi arriva al nocciolo dell’esistenza facendo risaltare le modalità del nostro mondo per mezzo di iperboliche fantasie (che altro faranno Kafka, Bulgakov e Borges nel Novecento?).” Da BUON COMPLEANNO, LUDOVICO! – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)


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