IL DIAVOLO PROBABILMENTE


Editoriale del 17 settembre 2024

Psicologi, sociologi, medici e scienziati sdottorano ogni giorno sui casi efferati della cronaca nera di fine estate: la donna accoltellata a caso a Bergamo, il ragazzo di Paderno Dugnano che ha sterminato la famiglia, la mamma uccisasi nel Piave con la sua bambina, un paio di femminicidi annunciati. Tutti a commentare e analizzare colpe e omissioni: la bolla del virtuale che estranea dalla realtà, la mancanza di dialogo tra genitori e figli, i social e i problemi di identità, il cellulare e le responsabilità della società, il patriarcato. Sembra che nessun crimine sarebbe mai avvenuto se la famiglia avesse ascoltato quel figlio, il comune avesse dato lavoro a quello sbandato, i vicini di casa o le amiche avessero percepito il disagio di quella donna, i maschi non fossero stati educati alla prevaricazione. I contributi migliori per offrire una chiave di lettura sulla questione arrivano da un giornalista, un cantante e un criminale. Il giornalista è Michele Serra, il quale, sul Venerdì di Repubblica, riferisce una frase che gli ha detto un amico cattolico: “Il problema di voi laici è che non credete più nel Male”. Possibile che di ogni crimine siano più colpevoli altri piuttosto che chi lo ha commesso? Che ogni assassino sia giustificabile per problemi di patologia o emarginazione? Non sarà che esiste il Male e chi vuol commetterlo di proposito? Il più grande trucco del Diavolo, secondo Baudelaire, è quello di farci credere che non esiste. Il cantante è Randy Newman, autore di un capolavoro intitolato “I just want you to hurt like I do”, cioè “voglio soltanto che tu soffra come soffro io”: affermazione che, a mio modesto parere (come scrivono untuosamente nei temi gli studenti più palloccolosi), costituisce la motivazione profonda di tutte le piccole o grandi meschinità e cattiverie che ognuno di noi si è trovato e si troverà a commettere. Il criminale è Renato Vallanzasca, rapinatore e assassino, pericolo pubblico numero 1 negli anni Settanta, giorni fa trasferito in una residenza assistita perché ormai devastato dall’Alzheimer da 52 anni di galera, scontati per 7 omicidi, 70 rapine e 3 sequestri di persona. Dopo il processo in cui fu condannato a 4 ergastoli e 295 anni di reclusione, a un giornalista che gli chiedeva se si ritenesse una vittima della società, rispose: “Non diciamo cazzate”.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Il cantante è Randy Newman, autore di un capolavoro intitolato “I just want you to hurt like I do”, cioè “voglio soltanto che tu soffra come soffro io”: affermazione che, a mio modesto parere (come scrivono untuosamente nei temi gli studenti più palloccolosi), costituisce la motivazione profonda di tutte le piccole o grandi meschinità e cattiverie che ognuno di noi si è trovato e si troverà a commettere.” Da IL DIAVOLO PROBABILMENTE – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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