Mercoledì scorso l’editorialista Marianna Vitale ha trattato il caso dell’incontro di pugilato tra l’atleta italiana Angela Carini e l’algerina Imane Khelif vinto da quest’ultima per abbandono della Carini dopo meno di un minuto. Monica Mazzotto non era d’accordo e ha risposto col suo editoriale del venerdì. Questa è la mia risposta al suo editoriale.
Due approcci diversi quelli di Marianna e di Monica.
Marianna supporta le sue considerazioni sulla base di una ricerca lunga e minuziosa, Monica invece gioca la sua replica sulla sua esperienza di atleta e sul sentimento.
Monica infatti è commossa dalla storia di Imane Khelif e ci mostra anche una foto della sua famiglia introducendola con queste parole:
“Quello che è certo, leggendo la storia di Imane, ma basterebbe anche solo guardare la miseria della foto del padre che mostra la sua foto da bambina, è l’enorme fame di rivalsa, emancipazione e riscatto sociale della pugile algerina.”
Effettivamente nella foto sono tutti tristi: i due bambini, il padre e una bambina nel suo cellulare. Ma, forse per lo scetticismo tipico delle persone dal cuore di pietra, io non mi sono commosso e non ho nemmeno riflettuto sulla fame di rivalsa, emancipazione e riscatto sociale che mi avrebbe dovuto suggerire.
Proseguendo nel suo editoriale Monica, dopo aver affrontato velocemente l’anomalia biologica di Imane con una serie di “pare” di “se” e di “sottolineo se”, risolve l’argomento affermando che i campioni hanno tutti delle caratteristiche speciali e non per questo vengono squalificati (cita la struttura particolare del nuotatore Michael Phelps ma avrebbe potuto citare le cosce enormi e compatte di Maradona o, per allargarci agli sport extraolimpici, i neuroni “matematici” dello scacchista Bobby Fischer), e questa affermazione è lapalissianamente vera. Infatti il punto non è questo. Il punto è che considerare il possesso dei cromosomi XY e di alti livelli di testosterone come caratteristiche speciali, al pari di un piede n. 48 (come quello di Phelps), e aprire a chi le possiede, senza controllo, le categorie femminili significa truccare le carte e negare il gusto per lo sport agonistico alle donne comuni, quelle con i cromosomi XX, condannandole ai secondi posti.
L’editoriale di Monica si chiude con una lezione di sport ad Angela Carini. Ecco le sue parole:
“Avendo praticato in gioventù karate per diversi anni e avendo partecipato a competizioni anche importanti, alcune vinte ed alcune perse, sono certa che, non importa quale protesta avessi voluto fare, non avrei mai abbandonato un combattimento dopo 46 secondi e, se lo avessi fatto, non avrei avuto il coraggio di incrociare gli occhi di Keyvan, il mio amato maestro.
Perché combatti sempre per vincere, ma combatti anche, e lo fai con i pugni ancora più stretti, se sai che perderai.”
Bene.
Adesso, mentre Imane Khelif sta godendosi la inevitabile medaglia d’oro, vorrei sollecitare la sensibilità di Monica ricordandole che anche Angela Carini ha un’anima, e per giungere a disputare l’Olimpiade ha dovuto fare enormi sacrifici e subire inimmaginabili pressioni di tutti i tipi (sono certo che con un po’ di impegno sarei riuscito a procurarmi una sua foto da bambina con una espressione triste) e quando, dopo aver incrociato i guantoni con quell’avversaria che sembrava un maschio, si è ritirata dall’incontro ed è crollata in ginocchio singhiozzando in preda a una evidente crisi di panico, persino il mio cuore di pietra ha provato per lei un moto di umana simpatia. E di rabbia. Infatti Imane Khelif, che spiritualmente si sente donna, sa benissimo che fisicamente è più un maschio che una femmina e ha costruito la sua carriera sfruttando le opacità le reticenze e le contraddizioni dei regolamenti sportivi che Marianna Vitale ha elencato nel suo editoriale e nel dibattito che è seguito. Ma, aldilà di ogni chiacchiera, per provare la malafede dell’atleta algerina basta ricordare che in seguito all’esclusione dai Mondiali femminili del 2023 per via dei test che avevano evidenziato anomalie cromosomiche (presenza del cromosoma XY) e alti livelli di testosterone, Imane Khelif dopo aver abbozzato un ricorso lo ha ritirato in tutta fretta. A quel punto, in nome della sua limpida buona fede, perché diavolo non ha rivendicato fino in fondo i suoi diritti magari esibendo lei, Imane, un bel certificato che le avrebbe consentito di portare avanti il ricorso, vincerlo e mettere tutti a tacere per sempre?
Chiudo qui.
Prima però voglio tornare per un momento alla lezione di sport impartita da Monica ad Angela Carini.
Anch’io sino ai 39 anni ho praticato diversi sport agonistici (atletica leggera in tre diverse discipline, judo e calcio) e posso dire tranquillamente di essere stato un atleta che non si è mai sottratto alle situazioni difficili, sia nei campi da gioco che fuori. Mille anni fa, però, quando in un torneo di calcio under 14 incontrai due avversari che sapevo avere più di 16 anni, andai dall’arbitro e chiesi una verifica che, di fatto, portò alla loro espulsione. Non mi passò in mente nemmeno per un attimo l’idea di combattere “coi pugni stretti”.
Una cosa sono gli incontri leali di sport, un’altra sono le prese per i fondelli.
Filippo Martinez (ex atleta)



