Sin da bambino ho percepito la mia vita come una lunga, festosa gita in compagnia. Un flusso enorme di parenti, amiche, amici, conoscenti, ma anche di sconosciuti che in una bella giornata attraversando campi, boschi, radure, costeggiando ruscelli e mari, andavano con me verso una meta lontana.
La meta più o meno l’ho sempre intuita ma, a lungo, ho fatto finta di niente; non ne ho parlato con nessuno e nessuno me ne ha parlato.
Quando però il sole ha cominciato a calare e le ombre si son fatte lunghe la meta è diventata un argomento di conversazione.
C’era chi diceva che la nostra passeggiata non sarebbe terminata mai, chi invece ipotizzava che ci saremmo perduti in una palude, chi in un deserto sterminato… Alcuni, che sostenevano di essere bene informati, affermavano che sarebbe stata interrotta da un enorme spazio vuoto; una specie di burrone. Nessuno, però, sapeva aggiungere altri dettagli.
Davanti a me, da qualche parte, camminavano i miei nonni, i miei genitori, i miei zii e ogni tanto li vedevo voltarsi come per assicurarsi che ci fossi. Loro probabilmente avrebbero raggiunto prima di me la destinazione. E di fatto, pian piano, uno dopo l’altro hanno cominciato a sparire. Dove erano i nonni? Zia Anna? Non li vedevo più, nemmeno in lontananza. E dove era finito papà?… E mamma? Dove diavolo si era cacciata mamma?
Spariva anche qualche amico, mi giravo a destra e a sinistra li cercavo, li chiamavo; c’era sempre qualcuno che non rispondeva. E quelli che non rispondevano erano sempre più numerosi.
Poi, quando il sole è tramontato, ho cominciato a intuire in fondo, nella penombra, la fine del percorso. Niente palude. Niente deserto. Come avevano detto i bene informati semplicemente il terreno si interrompeva.
Ero abbastanza lontano ma le persone cominciavano ad accalcarsi dietro di me. Ogni tanto mi giravo e, rassicurato, vedevo i miei figli che sorridevano.
Adesso è notte.
Vedo distintamente il terreno che si interrompe, e in quel punto le stelle non brillano soltanto in cielo, ma anche in basso.
Sono vicino al limite. Chi lo supera sparisce, non capisco se precipita oppure vola via.
Dietro da un po’ hanno cominciato a spingere.
E questo non va bene.
Filippo Martinez (Gitante)
“Sin da bambino ho percepito la mia vita come una lunga, festosa gita in compagnia. Un flusso enorme di parenti, amiche, amici, conoscenti, ma anche di sconosciuti che in una bella giornata attraversando campi, boschi, radure, costeggiando ruscelli e mari, andavano con me verso una meta lontana.” Da UNA SPLENDIDA GIORNATA – Editoriale di Filippo Martinez (Gitante)



