IL FOFI ACCANTO


Editoriale del 14 gennaio 2025

Avevamo applaudito Goffredo Fofi quando definì “Parthenope” di Paolo Sorrentino un film “superficiale”, fiacco, con “un senso fragile anche della Poesia”. Ora ci spelliamo le mani per la sua sublime recensione dell’ultimo Almodovar, acclamato come un capolavoro da una critica che cuoce nel brodo delle idee ricevute. Invece Fofi stronca “La stanza accanto” proprio “per il modo che oso dire dolciastro e conformista con il quale racconta la morte”. Fofi è da sessant’anni un guru della sinistra, allergico al birignao borghese, di cui avverte forte il tanfo in questo film “in linea con la cultura oggi dominante che mi sembra tendere a rendere accettabile la morte del mondo e del genere umano e della natura così come la morte dei singoli: una morte glamour, una morte perfettamente laica e borghese e del nostro tempo”. Il suo disgusto è indirizzato verso quei “borghesi colti disincantati saggi, perfettamente laici anzi atei e di nessuna visione se non quella dello star bene finché si può, da individui e da borghesi”. Il bello è che Fofi scrive questo sulle colonne del Manifesto, quotidiano comunista, scandalizzato perché “la morte è la morte e renderla accettabile mi sembra un enorme peccato”. Il cattocomunismo ha fatto più danni della grandine, ma ci può essere qualcosa di più rivoltante sia per un cristiano sia per un comunista che non avere “nessuna visione se non quella dello star bene finché si può” e poi, se non si può più mangiare, bere e viaggiare perché la malattia sta per portarci alla morte, iniettarci l’eutanasia? Una morale lontana anni luce da Gesù e da Marx, vicinissima invece alla borghesia capitalista sazia e stanca di oggi, che si dichiara di sinistra e cristiana. Fofi ricorda che il suo maestro Franco Fortini gli diceva che “bisogna morire bestemmiando, perché la morte è la peggiore delle condanne che affliggono la condizione umana”. Il punto non è essere cristiani o atei, ma avere il senso del sacro o no, avvertire con profondità religiosa il mistero della vita o burocratizzare con superficialità impiegatizia il buio della morte, percepire o no il valore dell’esistenza. Sul letto di morte si può pregare o bestemmiare, non compilare un modulo. In ogni caso, lunga vita al compagno Fofi.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Invece Fofi stronca “La stanza accanto” proprio “per il modo che oso dire dolciastro e conformista con il quale racconta la morte” – Da IL FOFI ACCANTO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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