DAVANTI A UN NURAGHE


Editoriale del 26 marzo 2025

Il turismo è un trasferimento fisico, da vicino o da lontano: sempre più raramente è anche un viaggio mentale. Così per i molti che vengono in Italia il paesaggio, con lo straordinario patrimonio archeologico e artistico che lo caratterizza, resta, per lo più, muto. Prendiamo il caso della Sardegna, che può essere considerato esemplare.  Coloro che vengono in massa nell’Isola dal “continente”, dall’Europa, dal mondo hanno in testa, per lo più, se non esclusivamente, il mare, le coste, le spiagge: per loro i nuraghi , le domus de janas, i menhir che ne fanno un luogo impreziosito da un quinto dei siti archeologici di tutta Italia, con una densità che costituisce un primato non solo nazionale, ma a livello internazionale, sono convitati di pietra, presenze  estranee che non vengono interpellate e sollecitate a raccontare la loro storia straordinaria. Fantasmi il cui spirito è nascosto in strutture che vengono guardate, osservate più o meno distrattamente senza occuparsene davvero, senza prendersene cura, senza entrare in relazione con esse, senza capire che, a lora volta ci guardano, e  soprattutto ci riguardano, perché la loro storia è l’origine della civiltà del Mediterraneo, della nostra civiltà, di ciò che siamo, e quindi è la nostra storia, che potrebbero narrarci se solo dessimo loro voce, se solo volessimo e sapessimo personificarli e ascoltarli. Come ha saputo fare in modo geniale Giosuè Carducci con i “cipressi che a Bolgheri alti e schietti, van da San Guido in duplice filar” –  ricordate? – che il poeta vede “quasi in corsa, giganti giovinetti” e di cui dice: “mi balzarono incontro e mi guardâr”. È vero, in questo caso il gioco della personificazione è facilitato dal fatto che si tratta di presenze dei luoghi dell’infanzia e della fanciullezza di Carducci, per cui la vista del paesaggio dal treno suscitava in lui ricordi e sensazioni che hanno in sottofondo un profondo senso di nostalgia e di rimpianto. Ma a cosa serve visitare le meraviglie del nostro paesaggio se non si comprende che non è possibile guardarle senza che ciò ci coinvolga nel profondo, senza predisporre la mente alla memoria e all’immaginazione, senza provare stupore, il sentimento da cui nascono la poesia, la filosofia e la cultura in generale, senza compiere un viaggio mentale dal quale uscire per questo fortificati e migliorati.

Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)

“Il turismo è un trasferimento fisico, da vicino o da lontano: sempre più raramente è anche un viaggio mentale. Così per i molti che vengono in Italia il paesaggio, con lo straordinario patrimonio archeologico e artistico che lo caratterizza, resta, per lo più, muto.” Da DAVANTI A UN NURAGHE – Editoriale di Silvano Tagliagambe (Cronista filosofico di Aristan)

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