UN PAPA PROVVISORIO


Editoriale del 5 maggio 2025

Per motivi che non conosco nei periodi di interregno tra un papa e l’altro sono sempre stato nominato Papa Provvisorio. La prima volta fu tra il 9 ottobre del 1958, data della morte di Pio XII, e il 28 ottobre successivo, data dell’elezione di Giovanni XXIII. Avevo sette anni. Da allora ho occupato in tutto sei interregni. Quello che sto vivendo, secondo una profezia di Antonio Colonna fratello di mia nonna materna, sarà il penultimo.

Durante i brevi periodi di papato provvisorio non ho mai approfittato della mia posizione per lanciare scomuniche o emanare encicliche, mi sono solo limitato a proclamare, ogni volta, sette santi. Li ho scelti soprattutto tra persone che ho incontrato o che ho conosciuto grazie alle loro opere.  Mi è capitato anche di santificare personaggi generati dalla fantasia di scrittori o registi; per esempio Sancio Panza e Ciccio, il nipote di nonna Papera. Ho cercato di annunciare il mio ruolo solo durante il primo incarico, quando avevo sette anni, ma non mi hanno filato, così ho pensato di non parlarne più. Poi però, nel 1979, a Oristano ho allestito una mostra di chine e acquerelli intitolata “Alcuni altri santi”, ma tutti pensarono che si trattasse solo di una trovata originale.

In questi giorni prima del conclave che designerà il successore di Francesco ho già proclamato i miei sette santi. So che i lettori di questi editoriali mi crederanno dunque in questo caso ho deciso di rivelarli. Li ho scelti come esempi sui quali riflettere. Sono individui che, con generosità, hanno saputo generare allegria nel prossimo. Uno stato d’animo che oggi scarseggia e del quale si sente un disperato bisogno.

Eccoli. 

STAN LAUREL E OLIVER HARDY. Sono due ma simbiotici, dunque li ho santificati come fossero uno solo. Nell’icona che ho scelto per la semplicissima cerimonia di proclamazione sono sotto la neve e Ollio suona il contrabbasso.

FRANZ KAFKA. Considerato un geniale costruttore di incubi è, in realtà, uno strepitoso umorista. Nell’immagine per la santificazione sorride quasi impercettibilmente mentre scrive dell’impiegato Gregor Samsa che, dopo sonni inquieti, rendendosi conto di essere diventato un enorme scarafaggio si dibatte per non giungere tardi in ufficio.

BUSTER KEATON. Per la sua cerimonia un fotogramma lo immortala col viso serio e impassibile mentre fugge a perdifiato inseguito da una pletora scatenata di possibili mogli.

ANTONIO DE CURTIS (TOTÒ). Il Principe de Curtis è colto mentre, morto di fame, festeggia un’enorme insalatiera di spaghetti al sugo e danza sul tavolo ficcandoseli in tasca a mani piene.

GROUCHO MARX. L’icona che ho scelto lo mostra mentre fronteggia gli avvocati della Warner Bros che lo avevano accusato di plagio perché, secondo loro, il suo film “Una notte a Casablanca” avrebbe rubato il titolo al film “Casablanca” della Warner Bros, e lui risponde minacciando a sua volta di denunciare la Warner Bros per aver usato la parola ‘bros’, fratelli, rubandola ai Fratelli Marx. 

MASSIMO TROISI. Nella grande immagine per la cerimonia di proclamazione è vestito da Madonna e riceve l’urlo dell’annunciazione dall’orrendo arcangelo Lello Arena.

KHASHA ZWAN. È un comico Afgano. Lo mostro mentre, arrestato dai Talebani, li sbeffeggia sarcasticamente. Verrà prima schiaffeggiato e poi ucciso. Non lo conoscevo e non so se le sue battute facessero ridere ma non mi interessa, sono il Papa Provvisorio e lo faccio santo.

Filippo Martinez (Papa Provvisorio)

“KHASHA ZWAN. È un comico Afgano. Lo mostro mentre, arrestato dai Talebani, li sbeffeggia sarcasticamente e viene prima schiaffeggiato poi ucciso. Non lo conoscevo e non so se le sue battute facessero ridere ma non mi interessa, sono il Papa Provvisorio e lo faccio santo.” Da UN PAPA PROVVISORIO – Editoriale di Filippo Martinez (Papa Provvisorio)

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