I meno giovani tra gli appassionati di sport ricorderanno Serafino. Un tipo corpulento dal volto simpatico e dall’espressione entusiasta, che veniva sempre inquadrato nelle riprese televisive durante le partite di calcio della Nazionale (ma anche durante incontri importanti di tennis e di basket), impegnato a fare il tifo in modo esagerato, a urlare a squarciagola sugli spalti e a suonare corni, tamburi e piatti, contagiando tutti con la sua passione allegra. Faceva il tifoso di mestiere e veniva ingaggiato dalle varie società sportive per sostenere la squadra, tanto che nell’album delle figurine Panini del 1975, tra le foto dei calciatori, comparve una sua caricatura. Il 23 maggio sarebbe entrato negli ottant’anni, ma non è arrivato neppure ai quaranta. Questo primo maggio è morto il suo omologo spagnolo, Manolo el Bombo, che dai primi anni Ottanta, quando ci lasciò Serafino, sembrò prendere il suo posto in versione iberica: stessa stazza abbondante alla sergente Garcìa, stessa faccia paciosa e familiare, stesso tifo chiassoso ed esultante, stesso tamburo suonato al ritmo dello stadio per l’intera durata della partita della Nazionale Spagnola, stesse generose inquadrature televisive a rafforzare il valore iconico del personaggio. Non sarà necessario come un nuovo Papa, però sarebbe bello eleggere anche un nuovo Tifoso che prenda il posto di Serafino e Manolo. Ce ne sarebbe un gran bisogno, in questi tempi inquietanti e malinconici. Non solo per sostenere le squadre, ma soprattutto per sostenere il mondo. Ci vorrebbe un altro Serafino o Manolo, grassottello, gioioso ed esuberante, ad accompagnare gli incontri tra Trump e Zelensky, tra l’UE e gli Usa, tra Israeliani e Palestinesi. A tifare per la pace e a vincere coi colpi del tamburo del Bombo gli scoppi delle bombe.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“Questo primo maggio è morto il suo omologo spagnolo, Manolo el Bombo, che dai primi anni Ottanta, quando ci lasciò Serafino, sembrò prendere il suo posto in versione iberica: stessa stazza abbondante alla sergente Garcìa, stessa faccia paciosa e familiare, stesso tifo chiassoso ed esultante, stesso tamburo suonato al ritmo dello stadio per l’intera durata della partita della Nazionale Spagnola, stesse generose inquadrature televisive a rafforzare il valore iconico del personaggio.” Da PROFESSIONE TIFOSO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



