Quando la vita stava iniziando a starle stretta nel corpo, Angela guardò intensamente il vecchio leccio davanti al quale assieme a suo marito Giorgio ogni sera attendeva il tramonto e le venne voglia di fotografarlo per fissarne per sempre l’immagine.
Sull’albero che si specchiava nel mare dell’Ogliastra apparve la propria meravigliosa ombra. Più di un’ombra: era l’essenza stessa dell’immortalità dell’anima, senso compiuto della compassione di quel Dio nel quale lei fortemente credeva.
Si compì in quel momento il miracolo dell’armonia fra umano e divino, essenza ed essente, sapienza e sapiente, coscienza e cosciente. Da quell’immagine ho compreso che non avevo mai capito nulla del grande disegno dell’Onnipotente.
Guardo la fotografia e mi specchio nel riflesso di quel mare che tutto nasconde e ogni cosa cela come in un gioco di specchi. Sento che anche a me la vita fugge e non è così semplice da riacciuffare in questo grande inganno che è la condizione umana.
Ma non ho voglia di andare via: nonostante la complessità del quotidiano e la sua ineffabile angoscia sto bene qui. Aspiro con forza i profumi della notte ma questo mio sforzo addolora quella metà di polmone che mi è stata amputata.
E così tutti gli altri organi che ho perso mi dolgono: dal pancreas agli intestini, dal colon al fegato trapiantato. Ma per ogni dolore del mio corpo c’è un’abbondante razione di fentanyl: la mia anima è invece composta con la natura che mi circonda e avvolge.
Oh sì, sto bene qui e non vorrei davvero andare da nessun’altra parte nonostante lo sforzo che fa il diavolo per rubarmi l’ultimo respiro. Apro gli occhi verso il cielo che così fortemente amo, e imploro Dio di concedermi ancora un poco di quiete su questa terra.
La vita sta iniziando ad andare stretta anche al mio corpo martoriato, ma stringo i denti, amica mia e con una pinzettatrice la consegno alla pelle. Di quell’ammasso di muscoli che ero, solo magra pelle è rimasta e di quella sola ormai io mi sazio.
Ma vorrei stare ancora qui, amica mia, sì: contemplo con struggente nostalgia il mio tramonto e combatto perché nulla si compia. Vado contro il destino, contro me stesso, contro il disegno di Dio: perché sto bene qui, in compagnia della mia siringa di fentanyl. E dell’incanto del creato.
Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)
“Ma vorrei stare ancora qui, amica mia” Da IN MEMORIA DI UN’AMICA – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)



