LA PATENTE


Editoriale dell'8 agosto 2025

Avevo 28 anni, ero appena arrivato da Cagliari negli Stati Uniti per lavorare come vitsiting scientist presso il Laboratory of Chemical Pharmacology, il famoso laboratorio di ricerca dei National Institutes of Health (NIH) di Bethesda, nel Maryland.  Vivevo in affitto nella casa di un’anziana ricercatrice dei NIH, vicina al laboratorio.

Avevo acquistato una vecchia Plymouth da un ricercatore che lasciava Bethesda per rientrare in Europa. La vettura era sotto una montagna di neve: dovevo aspettare la primavera per vederla. Non avevo fretta, andavo a piedi al laboratorio e non avevo ancora la patente di guida. Mi insegnò a guidare e, soprattutto, a parcheggiare senza provocare danni, Butch Warren, un giovane che di notte suonava il contrabasso nello Washington Jazz Quartet alla Bohemian Caverns di Washington DC. In quel locale, uno dei club più “iconici” della città, conobbi la sua compagna, Sarah, una   giovane donna che non cantava, non suonava, non ballava, ma riempiva di luce quella “caverna” con la sua presenza!

Quando mi presentai in quel locale, per una bizzarria mi ero vestito di nero e portavo occhiali da sole Blues Brothers. Avevo studiato la biografia di Charlie Parker, il loro idolo, e avevo ascoltato tante volte, su dischi di polivinile, The Gypsy, Bebop e lo struggente Lover Man, il capolavoro di quel grande sassofonista. Speravo di sedurre Sarah. Lei, vedendomi così conciato, commentò: “non levarteli mai quegli occhiali!”. Ma la divisa non fu sufficiente a conquistarla. Rimase fedele a Butch, che non portava occhiali. Quella musica e Sarah mi tennero sveglio per più di una notte. Una volta rientrando a casa, all’alba, incontrai la padrona di casa: che con tono soddisfatto esclamò: “ragazzo, finalmente hai capito quanto è salutare levarsi presto la mattina?”.  Ma poiché nel laboratorio cadevo morto di sonno, decisi che dovevo smettere di vivere la notte se volevo lavorare di giorno.

Avevo ottenuto la patente e la vecchia Plymouth si era liberata dalla neve. Era perfettamente funzionante come mi aveva garantito il venditore. Il motore si accese senza ritardo. Per liberarla dal parcheggio inserii, per errore, la retromarcia. La plymouth entrò nel retrostante negozio di liquori, attraverso una grande vetrata! Telefonai all’agente della compagnia assicuratrice, riconoscendo il mio torto: “I acknoweledge it could have been my wrong!” credo che sia stata colpa mia! Quel signore tanto gentile, che mi aveva applicato uno sconto sul costo della polizza perché ero sposato, non fumatore, non bevitore, non consumatore di droghe o psicofarmaci, si adirò, convinto che lo stessi prendendo in giro.

Il commento di mia moglie fu surreale: “sei sempre il solito!”.

Sfondatore seriale di vetrine?

Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

“Quando mi presentai in quel locale, per una bizzarria mi ero vestito di nero e portavo occhiali da sole Blues Brothers.” Da LA PATENTE – Editoriale di Gianluigi Gessa (Neuroscienziato di Aristan)

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