PIPPO BALDO E LE ETATI GROSSE


Editoriale del 19 agosto 2025

La fama dura poco, scrive Dante in un celebre canto del Purgatorio, “se non è giunta da l’etati grosse”, cioè a meno che non segua un periodo di decadenza. Ecco, se la morte di Pippo Baudo ha avuto sui giornali e in tv più spazio dell’incontro tra Trump e Putin o della striscia di Gaza è perché viviamo in piena “etate grossa”, in un tempo di vacche magrissime per la cultura e lo spettacolo. Andate a vedere come furono trattate sui media dell’epoca le notizie della morte di Corrado (1999) o di Walter Chiari (1991), due beniamini del pubblico non meno di Baudo, ma che hanno commesso l’errore di morire troppo presto: servizi in fondo ai tg e mezza pagina di giornale. La differenza è che oggi, per ogni amico famoso che ci saluta sembra mancare il ricambio. Non muore solo lui, ma un genere intero: il varietà del sabato sera, lo show con gli ospiti famosi (quasi tutti morti anche loro), la condivisione di serate passate davanti al piccolo schermo con la famiglia e gli amici. Muore l’Italia come l’abbiamo conosciuta, muore la spensieratezza delle Canzonissime e delle Domeniche In. Rimane solo Sanremo, che infatti supera ogni anno il record di ascolti. Quando eravamo ragazzi compravamo i dischi di Lucio Battisti e Stevie Wonder, Pink Floyd e Lou Reed, Lucio Dalla e Bruce Springsteen, Rolling Stones e Bob Dylan, e ci sembrava normale routine. Che non era routine l’abbiamo capito quando sono arrivate le etati grosse, a Bob Dylan hanno dato il Nobel per la Letteratura e ora incensano addirittura Pippo Baudo. Che per carità era un bravissimo presentatore, cerimoniere dello spettacolo di alta professionalità, ma non è stato Fellini, De André o Sordi. La commozione e gli elogi sperticati perché ci ha lasciato, a 89 anni, il più popolare e onnipresente personaggio della tv sono un effetto della nostalgia da “Techetechete” per i tempi perduti delle vacche grasse. Uno dei primi ricordi della mia vita è quello di uno zio di mio padre, a dir poco sempliciotto, che, guardando a bocca aperta nella sua televisione in bianco e nero uno spettacolo che credo fosse “Settevoci”, disse a me bambino piccolissimo: “Pippo Baldo è un bel divertimento”.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“uno zio di mio padre, a dir poco sempliciotto, che, guardando a bocca aperta nella sua televisione in bianco e nero uno spettacolo che credo fosse “Settevoci”, disse a me bambino piccolissimo: “Pippo Baldo è un bel divertimento” Da PIPPO BALDO E LE ETATI GROSSE – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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