Se c’era una cosa nella quale eccelleva Albo era nella lavorazione dei tortellini.
Aveva posto il ripieno – prosciutto crudo, mortadella di Bologna, Parmigiano-Reggiano, uova e noce moscata – in una ciotola, ben amalgamato che disponeva nei cerchietti di pasta sfoglia da lui preparata in precedenza.
“Lo sai che erano il piatto preferito da papa Alessandro III”, mi domandò.
Annuii, con la bocca piena di quel tenerume.
“Compare già in documenti del Duecento”, proseguì.
Annuii di nuovo.
“Sai che diceva papa Alessandro? Che il tortellino in brodo lo metteva in comunicazione direttamente con Dio perché attraverso il foro passava l’anima dei giusti sino in paradiso”.
“Aggiungi un po’ di ripieno in più”, gli dissi.
“Così il foro sarebbe strettissimo”,
“Ma la mia anima non è così pingue: ci passa ugualmente”.


