Salmo 530 A COSA NON SERVONO GLI IDEALI


Editoriale del 29 novembre 2025

Due fatti, facciamo tre. Uno: a Gaza una bomba d’acqua si è aggiunta alle altre bombe, e le immagini ci giungono nel silenzio delle manifestazioni finite, nel silenzio dei cosiddetti colloqui di pace che parlano d’altro, nel silenzio dei governi che non inviano strutture d’emergenza adatte. Due: una famiglia con i figli piccoli isolati in un bosco e le immagini ci giungono nel clamore social di una vita “da favola” o “da irresponsabili”. Tre: una mamma pone un girasole ogni giorno all’ingresso del campo sportivo dove suo figlio è morto e ogni giorno il girasole viene strappato da qualcuno senza nome per il motivo che, se tutti mettessero un fiore per ogni morto, la città sarebbe un cimitero. Non è la citazione esatta della scritta anonima, perché, come si è fatto notare, la “sgrammaticatura” oltre che sociale era anche linguistica, nell’uso dell’indicativo (“se tutti mettono”) e non del congiuntivo (”se tutti mettessero”). Fatti diversi, eppure mi sembra qualcosa di comune ci sia.

Perché, in astratto, “sarebbe” (condizionale) anche vero che, se tutti “mettessero” (congiuntivo) un fiore in ogni posto che ricorda un incidente mortale, la città avrebbe l’apparenza di un cimitero. Tuttavia, la stessa “risposta dei girasoli” portati dai cittadini su quel campo sportivo, trasforma la memoria di una mamma nel sogno di una città capace di trasformare il freddo cemento in colore di partecipata speranza e di vita che continua. “Sarebbe” davvero triste una città che “riscoprisse” il senso dei fiori?

In termini prosaici, ragionando se possibile a freddo su temi ben diversamente caldi, confondere sogni e realtà, prendere un indicativo “reale” per un congiuntivo “ipotetico”, può significare qualcosa di più di un semplice fatto di (legittima) evoluzione linguistica?

A me sembra l’equivoco di ogni “idealista”, credente o ateo non fa differenza: perché le “religioni degli ideali” sono tutte uguali; perché sono tutte incapaci di entrare in relazione con la realtà “qui e ora”; perché si sentono padrone di una “verità ideale” che cancella ogni capacità di “partecipazione”; perché, infine, cancellano ogni misericordia. Un mondo diviso in due: “noi”, o semplicemente “io” in casi limite, dalla parte giusta (ideale), e “gli altri”, indistintamente altri, dalla parte sbagliata. Un mondo in cui si è sempre “contro”. Ma ecco, una “bomba d’acqua” ci spiazza un po’: non ho più un qualcuno di preciso per manifestare o sparare “contro”. Ed essere “con” si rivela altra cosa, purtroppo ugualmente o nel silenzio o nel clamore. A meno che un girasole faccia da seme.

Ed è così che mi spiego perché un Figlio di Dio
si è fatto Figlio dell’Uomo
non per venire a darci le risposte, in tutti i sensi,
ma a condividere le domande, in tutti i non sensi.


«Infatti, proprio per essere stato messo alla prova
e avere sofferto personalmente,
egli è in grado di venire in aiuto
a quelli che subiscono la prova» (Ebrei 2,18).


Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

“una famiglia con i figli piccoli isolati in un bosco e le immagini ci giungono nel clamore social di una vita “da favola” o “da irresponsabili”. – Da Salmo 530 A COSA NON SERVONO GLI IDEALI – Ediroriale  Antonio Pinna (Salmista ad Aristan)

« Archivio »

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA