THARROS. LA  NASCITA DELL’OCCIDENTE Di Antonangelo Liori


Editoriale del 31 dicembre 2025

Capitolo 37 – In nome degli dei ulteriori

Di come io abbia scritto e mio figlio non sappia leggere. Di come io abbia parlato e mio figlio non sappia ascoltare.

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Hai perso, figlio mio, ogni rapporto con la realtà.

Pensi che il mondo sia fatto di denaro, e malta cementizia, e che ogni cosa debba servire alla tua comodità.

Così pensi che io ho fatto i nuraghi per fare la guerra.

E i pozzi sacri per attingere acqua.

E le tombe dei giganti per depositare i morti.

E le domus de janas per costruire racconti di fate ai bambini.

Non hai capito nulla, figlio mio. E per questo ti estinguerai come essere umano.

Resterai solo come automa del consumo indistinto.

Io sono nato nel cuore degli dei ulteriori.

Sono stato generato dalla natura.

Sono cresciuto nella protezione dei flussi energetici della terra.

Ho camminato nel mondo seguendo le stelle.

Sono stato benedetto dalla luna e dalla costellazione delle Pleiadi.

Non ho costruito torri militari.

Non ho realizzato tombe o riserve idriche.

Non ho scavato grotte per le fiabe.

Ho costruito perché gli dei me lo hanno chiesto.

Ho catturato le energie negative per farle diventare positive.

Ho esorcizzato il male col bene.

Ho ascoltato i segnali della natura.

Ho scritto in terra il regno celeste.

Ho lasciato che gli alberi si assopissero.

Ho fatto in modo che le pietre vivessero.

Ho dato tempo al tempo e luce al buio.

Ho misurato le ere, non i giorni.

Ho osservato gli astri, non gli abiti nelle vetrine.

Ho scritto un grande libro che tu non sei riuscito a leggere.

Ti ho donato una grande eredità che tu non sei riuscito a sfruttare.

Ho costruito simboli per spiegarti in modo semplice ciò che è complesso.

Ho scritto per un figlio che non sa leggere.

Ho parlato per un figlio che non sa ascoltare.

Ho dipinto per un figlio che non sa vedere.

Ho suonato con le pietre, ho parlato con le rocce.

E tu non senti, non capisci.

Sai solo far funzionare il pos.

Paga per ciò che non serve.

Paga.

THARROS. LA  NASCITA DELL’OCCIDENTE

Di Antonangelo Liori

Capitolo 38 –  Le parole che non capisci

Di come esistano altre porte, altre realtà e altri saper in mezzo a noi e di come il mondo non ascolti.

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Sono un architetto di luce e buio,

Nelle mie domus realizzo porte che mi conducano in altre dimensioni.

Nei miei nuraghi costruisco scale per condurmi al cielo in sezione aurea.

Nei miei pozzi sacri raccolgo le acque del mistero della creazione.

Ho costruito ventimila punti di narrazione.

Ho raccolto l’energia laddove la sentivo

Esistono altre porte in questa mondo, diversi livelli di realtà.

Perché nessuno muore: la vita è un punto di passaggio che unisce veglia e sogno.

Navigo sulle navi della conoscenza cercando di comprendere cosa sta al di là di ciò che tu pensi di vedere.

Perché le parole non bastano a raccontare il mondo.

Se non ti immergi nel sogno non vedi.

Pensi davvero che io abbia realizzato decine di migliaia di nuraghi per difendermi dai nemici.

L’unico mio nemico è l’ignoranza.

Il mio coraggio non mi fa concepire l’idea di difesa: sono un guerriero che pensa solo all’attacco.

Conquisto mondi fisici e interiori e non temo nulla di fisico ed interiore.

Ti ho dato troppo e non sei stato in grado di custodirlo.

Ti ho dato tutto e hai preferito il niente.

Quando mangi un frutto gusti un pezzo d’universo.

Nei miei piccoli torchi producevo il vino rituale.

Perché il rito fa sciogliere le nebbie.

Ma tu pensi che la nebbia sia l’oggetto della conoscenza mentre è, al contrario, il suo velo.

Sei la maionese nel sapore integro.

Confondi il bene col male, il tutto col nulla, l’eterno con l’effimero.

Ti ho generato sotto un mal astro vinto dall’inganno della notte.

Io ho svelato l’oscuro e tu lo hai imbrattato col segreto.

Ma ora ti cullo, figlio mio, e ti canto una ninna nanna.

Risorgerai dall’oscurità dove ti sei impantanato.

THARROS. LA  NASCITA DELL’OCCIDENTE

Di Antonangelo Liori

Capitolo 39 – La ninna nanna del figlio perduto

Di come la ninna nanna ti farà dormire per riportati alla vita da questa morte della coscienza nella quale vivi.

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Metterò alla gallina una veste e uno scialle.

Vestirò l’astore con cappello e mantello.

Chiuderò il vento in una bottiglia.

Lascerò che le trote zappino il tuo orto.

Farò volare i mulini di pietra.

Farò arrivare le navi sui monti.

Celebrerò il matrimonio delle querce.

Farò fruttificare il cisto.

Imporrò dazi al topo e al riccio.

L’agnello sarà più grosso di un bue di 5 anni.

Farò diventare nero il sole e porterò la luce nella notte.

Porterò il mare sul Gennargentu.

Porterò il paradiso nel tuo inferno.

Porterò amore nel tuo odio.

Trasformerò, figlio, ogni cosa per te.

Ma tu dormi.

Dormi, figlio, cullato dal vento dolce della sera.

Dormi, arriverà presto l’alba…

E non temere la volpe e la martora.

Non temere i leoni e le pantere.

Non temere il ghiaccio e la notte.

Dopo questo sonno tutto domerai.

Funghi e castagne al tuo risveglio.

Carne e pesce al tuo risveglio.

Vino e birra al tuo risveglio.

E faremo festa.

Suonerà le danze il suonatore di launeddas.

Intoneranno le danze i ragazzi a tenore.

Sussurrerà le danze tua madre tenendoti in grembo.

Ora dormi, figlio.

Non sei morto, ma dormi.

E dalla morte passerai al ballo.

E nel ballo rinascerai.

THARROS. LA  NASCITA DELL’OCCIDENTE

Di Antonangelo Liori

Capitolo 40 – Ogni cosa al suo posto

Di come ci si possa risvegliare da un brutto sogno per riprendere sereni a navigare

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Risvegliati figlio, ti caverò gli occhi e vedrai con l’anima.

Risvegliati figlio, ti mozzerò le mani e costruirai con la fantasia

Risvegliati figlio, ti taglierò la lingua, e parlerai col cuore.

Risvegliati figlio, ti turerò le orecchie e sentirai con la coscienza.

Risvegliati figlio, ti leverò il naso, e sentirai i profumi dell’amore.

Infatti, hai occhi e non vedi.

Hai mani e non fai.

Hai lingua e non dici.

Hai orecchie e non senti.

Hai il naso e non annusi.

Per essere tutto devi diventare nulla.

Per avere tuto non devi avere nulla.

Per capire tutto non devi sapere nulla.

Io ti ridarò il tuo destino, figlio.

E catturerai ogni energia cattiva per trasformarla in energia buona.

Prenderai il negativo e diventerà dentro di te positivo.

Canterai senza voce.

E i tuoi canti saranno dolci.

E la tua forza solenne.

E la tua fede incrollabile.

E il tuo cuore finalmente sincero.

Ti sei perso ma ti ritroverai passando in quelle porte che ho scolpito nelle domus.

Non ci sarà più buio.

Non sarai più solo.

Non sarai più perduto.

Non sarai più escluso.

Non sarai più bandito.

Non sarai più impaurito.

Risvegliati, figlio mio. Nel mio abbraccio guarirai.

Oggi è una bella giornata: il sole ha squarciato  le nubi.

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