Esistono chiavi che usiamo per aprire porte su mondi diversi. Una volta aperte queste porte, anche gli altri, se vogliono, possono visitare questi luoghi con noi.
La macchina fotografica è per me una di queste chiavi. Scattare una foto ci consente di accedere e porre attenzione a realtà che ad occhio nudo trascureremmo. Allo stesso tempo, scattando quella foto, mostriamo al mondo quello che siamo. Cosa vediamo, cosa ci colpisce ed emoziona, cosa sentiamo e come decliniamo la vita che ci circonda.
Per questo trovo meraviglioso un vecchio libro, “Kids with cameras”, pubblicato vent’anni fa, della fotografa Zana Briski.
La fotografa si era recata in India per testimoniare la vita dei figli delle prostitute a Sonagachi, il quartiere a luci rosse di Calcutta. Una volta entrata in contatto con i bambini, ha però iniziato a capire che per alcuni di loro la macchina fotografica poteva essere un modo di raccontare la loro storia. Un “traduttore” di una lingua che neanche loro sapevano di parlare. Così dal progetto originario, “Born into brothels”, Nati nei bordelli (peraltro splendido e che ha dato vita anche ad un documentario, premio oscar nel 2005), è nato il secondo progetto “Kids with cameras”, bambini con macchine fotografiche.
A otto bambini, Avijit, Puja, Kochi, Shanti e suo fratello Manik, Suchitra, Gour, Tapasi, la fotografa ha dato delle macchine fotografiche e li ha seguiti per settimane analizzando con loro le foto che scattavano. Senza dare indicazioni, regole fotografiche o vincoli estetici, li ha lasciati liberi di seguire le loro voci all’interno di quella realtà. Se vi capita, cercate e guardate le loro foto. Guardate i loro mondi, i loro sorrisi mentre camminano sui bordi di un precipizio. Guardate le corse allegre tra le strade di quell’incubo. Guardate lo squallore dipinto con i colori pastello che solo i bambini sanno usare. Guardate la loro resilienza, la loro dignità, la loro ingenuità. Guardate ed ascoltate ciò che questi meravigliosi otto bambini hanno saputo raccontare.
Anche se solo per pochi minuti, grazie alle fotografie, loro sono usciti da quell’inferno.
E noi ci siamo entrati.
Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)
“La macchina fotografica è per me una di queste chiavi. Scattare una foto ci consente di accedere e porre attenzione a realtà che ad occhio nudo trascureremmo.” Da BAMBINI CON MACCHINE FOTOGRAFICHE – Editoriale di Monica Mazzotto (Biofila di Aristan)



