““Una battaglia dopo l’altra” dimostra come sia ancora possibile per il cinema catturare l’aria dei tempi (impresa oggi molto più difficile che in qualsiasi passato) e farla diventare cinema purissimo.
Da Oscar uno Sean Penn di immensa bravura, nel ruolo di un militare spietato, che aspira a entrare nel club MAGA, tutto patria e famiglia, ma eroticamente attratto dalle nere. Gli altri Oscar dovrebbero andare alla miglior regia (da molti anni non vedevamo un film girato con tale maestria, scioltezza e intelligenza narrativa: la sequenza delle tre auto che si inseguono nella strada sul deserto entra di diritto e di filato nella storia del cinema), al miglior montaggio (capace di imprimere ritmo e tensione) e alla migliore colonna sonora.” Così scrivevamo su queste colonne a settembre, indovinando con largo anticipo tutti i premi (tranne quello alla colonna sonora, sostituito da quello per il casting). L’Academy ha fatto un gran bel lavoro. I premi sono infatti per lo più condivisibili, la maggior parte sacrosanti. Sarebbe stato difficile sbagliare, perché tutti i candidati quest’anno erano eccellenti, ma, in quasi tutti i casi, la giuria è riuscita a mettere a fuoco il migliore. In un altro contesto sarebbe stato scandaloso che fossero usciti a mani vuote film imperdibili come “Bugonia”, “L’agente segreto”, “Un semplice incidente” e, soprattutto, lo strepitoso “Marty supreme” e il potente “Sirat”. Stavolta ce ne facciamo una ragione, visto il Palmarès. Giusto l’Oscar a Michael B. Jordan come doppio protagonista dell’ottimo “I peccatori”, premiato anche per la fotografia, la colonna sonora e la sceneggiatura. Impeccabile la confezione visiva del “Frankenstein” di Guillermo Del Toro, che si è aggiudicato tre Oscar per scenografie, costumi e trucco. Niente da eccepire per il premio come miglior film straniero al notevole norvegese “Sentimental value” (anche se gli avremmo preferito “Sirat”) e per quello come migliore attrice alla bravissima Jessie Buckley del sopravvalutato “Hamnet” (a cui non perdoniamo di aver rappresentato Shakespeare come un morto di sonno). Tutto giustissimo quanto prevedibile. Imprevedibile invece, ma giustissimo anche lui, l’Oscar alla fantastica Amy Madigan, la poco rassicurante zia Gledys di “Weapons”, l’horror più originale, fresco e divertente dell’anno.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
““Una battaglia dopo l’altra” dimostra come sia ancora possibile per il cinema catturare l’aria dei tempi (impresa oggi molto più difficile che in qualsiasi passato) e farla diventare cinema purissimo.” Da OSCAR DA OSCAR – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



