L’ULTIMO DONO DI MIO BABBO


Editoriale del 21 giugno 2026

Babbo morì dopo due mesi di dolori.

Era sano come un pesce sino ad allora.

Poi i medici non gi riconobbero un ictus.

E se ne andò per disattenzione sanitaria.

Era seduto su una poltrona elettrica che gli avevo regalato qualche anno prima, bellissima e massaggiante.

Nella tasca destra trovai un osso di pecora.

Un coltello.

Un laccio di pelle.

“Cosa ‘è?”, domandai a mamma.

“Un regalo che voleva farti”.

“E cosa?”

“Un campanaccio enorme, unu trintinu, per quel toro limousine che avevi comprato in Francia.

Gli stava mettendo il batacchio d’osso di pecora , sa limaccia, come lo chiamiamo noi. e lo voleva legare, come si usava una volta, col laccio di pelle”.

Mamma mi diede il campanaccio fatto a Tonara da Battistinu Frore.

E presi in mano il batacchio.

Lo odorai: c’era il profumo delle mani operose di mio babbo.

“non lo metto al toro”, dissi a mamma e a mio fratello.

E l’ho sistemato sulla mia scrivania.

Campanaccio.

Osso.

Laccio.

Ogni tanto lo suono per ritrovarti, babbo.

Penso che quando lo suono tu senta.

Hai raschiato col coltello la carne.

E l’hai ripulito con una lima.

“Aveva le mani malferme”, mi raccontò mamma: “Però continuò”.

“Sarà contento”, le disse. “Sarà contento”:

Sono contento babbo.

Sono molto contento.

Non ho mai ricevuto un regalo così bello, babbo.

Sì babbo, sono davvero contento.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Mamma mi diede il campanaccio fatto a Tonara da Battistinu Frore. E presi in mano il batacchio. Lo odorai: c’era il profumo delle mani operose di mio babbo.” Da L’ULTIMO DONO DI MIO BABBO – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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