Una poesia fresca e sorprendente di Cesare Pavese, una meditazione sulla memoria e sulla necessità di conservare i ricordi scritta da Vitaliano Brancati, un discorso di Giuseppe Saragat all’Assemblea Costituente del 26 giugno 1946, un testo brillantissimo di Piero Bianucci sulla creatività artistica che presiede a ogni grande scoperta scientifica, un saggio di Frank Furedi sul confine tra l’adolescenza e l’età adulta, un articolo di Wenke Husmann sullo stupore e la meraviglia di essere al mondo, un brano di Mario Calabresi sull’idea di fatica e la sua importanza. Queste le ottime tracce di italiano dell’esame di maturità di quest’anno. Chi le ha criticate con pretesti cervellotici lo ha fatto solo per pregiudizi ideologici. Totalmente gratuiti, visto che i testi non avevano inclinazioni destrorse, senza contare che le tracce uno può anche discuterle e contestarle. Noi saremmo stati indecisi tra lo struggente appello di Brancati a “contare ogni sera i miei ricordi e la notte svegliarmi per paura che me ne manchi uno” (saremmo partiti dalle pagine sublimi di Filippo Martinez con i cammellini che entrano ed escono dalle orecchie) e l’elogio dell’incanto della natura e di tutto quello che ci circonda (dribblando il banale fanciullino pascoliano, avremmo puntato su Chesterton e il Louis Armstrong di “What a wonderful world”). Però sarebbe stato bello svolgerli tutti, perfino il meno eccitante, cioè gli ottanta anni della Costituente: perché in quel discorso Saragat invitava i politici a dare “l’esempio della concordia e del più alto civismo” e a superare “le divergenze ideologiche” in nome “dei diritti imprescindibili della persona umana”, dal momento che, al di là del “rapporto tra maggioranza e minoranza”, la democrazia è “soprattutto un problema di rapporti tra uomo e uomo”. Un discorso di limpidezza cristallina, da Magnifica Humanitas, che trova oggi la sua più assoluta smentita in qualsiasi talk show, nelle aule parlamentari, nelle interviste ai politici. Anche negli attacchi sgangherati alle tracce di maturità. Saragat, parlando all’indomani della sconfitta del nazifascismo, proclamava: “Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani, dinanzi a voi le speranze di tutta la Nazione”. Ecco, per l’appunto: ottant’anni dopo, nel giugno 2026, noi sentiamo dietro di noi le speranze e davanti a noi le sofferenze.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)
“dribblando il banale fanciullino pascoliano, avremmo puntato su Chesterton e il Louis Armstrong di “What a wonderful world” Da MAGNIFICA MATURITAS – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)



