ALLA FINE DEL VIAGGIO


Editoriale del 22 gennaio 2026

Sono appena tornato da un lungo viaggio. Manco da un mese ma mi sento come se da casa non mi fossi mai mosso, manco da un mese ma è come se non fossi mai partito. Ne ho fatti tanti di viaggi, in un’altra vita. Ho riaperto una scatola in cui conservo traccia di ognuno di essi, almeno fino a quando i biglietti aerei non sono diventati elettronici e le compagnie low cost non hanno fatto diventare i voli routine. Carte di imbarco di compagnie aeree estinte come Pan Am o TWA, mappe ormai storiche di centinaia di città, etichette delle valigie imbarcate, sbiadite copie in carta carbone di biglietti compilati a mano, ricevute di ristoranti, di alberghi, fiammiferi portati via dalle camere d’albergo di mezzo mondo quando ancora si poteva fumare.

Non era importante dove andassi, mi bastava partire. In un’altra vita mi piaceva perdermi per strada e chiedere informazioni ai passanti, chiamare da Parigi sostenendo di essere a Milano, non dare mie notizie per una settimana senza essere dichiarato morto o disperso. Insomma, non dover rendere conto a nessuno di cosa facevo. Libero.

Ora invece giro con la sgradevole sensazione di essere stato etichettato con un codice a barre, mi sento un pacco, sono rintracciabile come un pacco: partito, smistato, consegnato.

 “Signor Marco, mi apre il portone per favore? Sono il corriere GLS, devo consegnarle un pacco”. “Ho aperto. Lo lasci pure nell’androne, grazie”.

Era mezzanotte e mi trovavo a Singapore. Ma mi sentivo a casa.

Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Era mezzanotte e io mi trovavo a Singapore. Ma mi sentivo a casa”. Da ALLA FINE DEL VIAGGIO – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan)

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