BABBO, MAMMA E LOVE STORY


Editoriale del 14 settembre 2025

Babbo lo vedevamo ben poco: lavorava sempre.

Alle 3 del mattino usciva e tornava alle 8 di sera.

Lo aspettavamo con ansia per cenare insieme.

Ogni giorno, compreso la domenica e le feste comandate.

Il sabato no.

Il sabato tornava a casa alle cinque del pomeriggio e ci portava al cinema.

Mamma predisponeva la cena prima, in modo che alle 8 dovesse solo metterla sul fuoco.

Ogni sabato un film western, sissignore, western.

Per ritemprare la balentia dei suoi due bambini, maschi entrambi, che dovevano entrare nella mentalità del cow boy impavido.

Ma un bel giorno qualcosa si incrinò.

Mamma voleva vedere Love story.

Sissignore, proprio Love story.

Voleva godersi un bel drammone amoroso del quale le avevano parlato delle ragazze all’uscita della messa.

Quando seppe che l’argomento era strappalacrime, babbo oppose una fiera resistenza: niente lacrime per i veri uomini, cioè io e mio fratellino.

Ma mamma fu irremovibile. E vinse lei, come al solito.

Lei aveva 28 anni e lui 35.

Due ragazzini.

Entrammo al cinema con babbo che sbuffava come la littorina Desulo Mandas.

Mamma era soddisfatta come il gatto che aveva appena inghiottito un grasso topo.

Noi due tacevamo ignari della complessità della vita.

La littorina smise di sbuffare all’altezza di Meana Sardo, cioè nel momento in cui ad Ali Mac Graw venne diagnosticata la leucemia.

Il vapore si trasformò in rugiada e gli occhi di babbo si riempirono di lacrime.

Mamma prima si sorprese – non sapeva che babbo potesse piangere – e trasformò in riso la sorpresa.

Babbo piangeva e mamma rideva.

Io e mio fratello tacevamo ignari della complessità della vita.

Babbo piangeva.

Mamma lo consolava.

Alla frase “Amare significa non dover mai dire mi dispiace” babbo si sciolse completamente.

Mamma gli sussurrò piano piano all’orecchio. “E’ solo un film”.

Ma babbo sapeva che non era solo un film.

Quando uscimmo dalla sala, mamma porse a babbo un fazzoletto per asciugare le lacrime.

Lui la guardò risentito e le rispose “Piangere io? Ma quando mai. C’era solo troppo fumo in quel cinema”. Poi, rivolgendosi a noi, disse “Che porcheria….gli western sono tutta un’altra cosa”.

Io e mio fratello tacemmo ignari della complessità della vita.

Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

“Alla frase “Amare significa non dover mai dire mi dispiace” babbo si sciolse completamente.” Da  BABBO, MAMMA E LOVE STORY – Editoriale di Antonangelo Liori (Pastore di Aristan)

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