Gli amici immaginari quasi sempre vengono considerati illusioni lontane, ormai inesistenti. Raramente vengono vissuti per quello che sono: amici veri. Molto più di certi parenti o di certi vicini di casa. Se li discriminiamo o li releghiamo all’infanzia perdiamo una magnifica occasione per essere più vasti. Con loro dobbiamo essere accoglienti. Possiamo anche bisticciare con loro, e possiamo mandarli a quel paese. Poi, come accade sempre con gli amici, li cercheremo o ci cercheranno per fare pace. È normale.
Gli amici cosiddetti immaginari possono nascere dalla nostra mente o da altre menti. Oppure possono essere passati su questo pianeta senza che noi li abbiamo mai incontrati fisicamente ma solo attraverso la testimonianza di qualcuno, o di qualche loro opera.
Tra i miei amici fraterni c’è, per esempio, Osvaldo Soriano scrittore argentino morto nel 1997 che ho incontrato soltanto nei suoi romanzi. E la bellissima angela guercia Elesia, nata in un mio dipinto. E il piccolo, impertinente elefantino Zum-Bum che nei racconti di mio zio Silverio vola per propulsione anale (ne ho parlato su questa pagina lunedì scorso). E il capitano Achab che ho visto per la prima volta sul Pequod, al cinema, quando avevo sei anni; un uomo forse pazzo che continua a ripetermi con dolcezza ciò che aveva detto bruscamente a Starbuck, il suo secondo: “La moneta è una cattiva misura”. Credo di dovere anche a lui, al mio amico Achab, il senso di libertà e la oscillante, spesso irragionevole situazione finanziaria che caratterizzano la mia vita.
Filippo Martinez (Amico vasto)
“ Gli amici immaginari quasi sempre vengono considerati illusioni lontane, ormai inesistenti. Raramente vengono vissuti per quello che sono: amici veri. Molto più di certi parenti o di certi vicini di casa.” Da ELOGIO DEGLI AMICI IMMAGINARI – Editoriale di Filippo Martinez (Amico vasto)



