FIZZOS DE MALASORTE di Antonangelo Liori


Editoriale del 25 febbraio 2026

Dopo i 50 capitoli di “Tharros. La nascita dell’occidente” che saranno raccolti in un volume pubblicato da Università di Aristan Editrice, Antonangelo Liori da oggi proporrà, a mercoledì alternati, i capitoli di un nuovo libro: “Fizzos de malasorte”, figli della cattiva fortuna, del quale pubblichiamo l’introduzione.

Introduzione

Ramsess II descrive gli shardana, gli antichi sardi, come un popolo di pirati che arrivavano con le loro agili navi per rubare e distruggere.

D’altronde è quello che fanno tutti i popoli forti nei confronti dei più deboli.

Sono il discendente da una stirpe di banditi e pirati

E ho idea che sia meglio sottomettere che essere sottomessi.

I veri banditi sono quelli che agiscono in forza della legge.

I falsi banditi sono quelli che sfuggono alla legge dei banditi in forza di legge.

Giusto per capirci, uno Stato che ti deruba del 76  per cento del frutto del tuo lavoro per mantenere se stesso è un bandito in forza della legge.

Chi non paga le tasse allo Stato è considerato un bandito.

Tutti amiamo Robin Hood che derubava gli esattori fiscali per restituire il denaro al popolo.

Per ogni Cristo che lavora ci sono due dipendenti dello Stato che da lui campano.

E se non paga le tasse lo definiscono ladro e criminale.

Sono il discendente di una stirpe di banditi e pirati.

Ma sono stato trasformato dalla storia da predatore in preda, da aggressore in vittima, da bandito in derubato.

E mi illudo così di essere onesto.

Perché mi faccio derubare senza fiatare,

Come la pecora.

Che è ottima quando produce tanto latte per il pastore senza chiedere nulla in cambio a parte la “fatica” della mungitura.

I miei antenati sbarcavano sulle coste italiane per derubarle dei loro tesori.

Oggi gli italiani mi tolgono il pane di bocca senza neppure ordinarmelo,

Dicendomi solo che se non do a loro il mio pane sono un delinquente.

I miei antenati banditi e pirati si vergognano di me.

Dicono che sono uno smidollato, un uomo da nulla, un vinto.

E hanno ragione.

Sono vinto e sconfitto.

E poggio volontariamente il capo a chi mi decapiterà dicendogli “prego, si accomodi”.

Se mi risparmia, lo fa per sfruttarmi ancora.

Ero un pirata shardana.

Un brigante che violava i territori romani.

Un bandito che sgozzava i preti bizantini.

Un eroe che combatteva contro gli spagnoli.

Un guerriero che si opponeva ai Savoia.

E ora cosa sono?

Un servo.

Incapace di ribellarmi.

Mi derubano lo Stato, le banche, gli speculatori dell’eolico.

Hanno ragione tutti, fuorché io.

La legge degli sfruttatori si impone sugli sfruttati.

Scrivo queste pagine per illudermi di essere come i miei padri.

Banditi e pirati.

E ricorderò le gesta degli Shardana.

Di Sisara.

Di quelli che varcavano il confine della tavola eburnea di Esterzili.

Di Ospitone e dei suoi sodali.

Dei banditi di Aggius,

E di quelli barbaricini.

Del muto di Gallura.

E di Giovanni Tolu.

E di Cambilargiu.

Degli eroi di Morgogliai.

Di Lovicu e dei Serra Sanna.

Di Samuele Stochino.

Di noi schiavi di oggi tralascio.

Tralascio.

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