La notizia era sul New York Times del 29 maggio: dopo decenni di diffidente ostracismo anche gli statunitensi hanno capito che un bidet in casa può tornare utile. Attualmente un americano su cinque fra quelli che ristrutturano casa fanno installare un bidet, o meglio, un WASHLET, il WC giapponese prodotto dalla TOTO con i getti d’acqua che vanno a detergere le terga dell’utilizzatore. In realtà tutto incominciò durante la pandemia da Coronavirus quando si costituì il CLEAN BUTT CLUB ( Club dei Sederi Puliti) i cui membri, poche centinaia, data la scarsità di carta igienica decisero di montare sui WC delle semplici doccette e assicurarsi così l’igiene anale. Ma il WASHLET è un’altra musica, è diventato un fenomeno sociale, si è imposto come oggetto “cult” che gli hotel a 5 stelle esibiscono nei loro video promozionali, che le “celebrities” vantano di possedere nelle loro ville; uno status symbol che nella versione più accessoriata – sedile riscaldabile, getti di acqua calda direzionabili anteriormente e posteriormene”, asciugatura con aria calda e trattamento deodorante – può arrivare a costare 15.000 dollari. Il rapper Drake nel 2022 avrebbe donato all’amico DJ Khaled ben quattro Washlet TOTO (desiderio di offrire all’amico un’esperienza gradevole o pesante allusione alle sue abitudini igieniche?).
Noi italiani che trovavamo il bidet nel catalogo della Rinascente già dal 1938, noi che già con la ricostruzione edilizia del secondo dopoguerra abbiamo iniziato ad attrezzarci di bidet nel bagno, noi che dal 1975 abbiamo una legge che rende obbligatoria l’installazione di almeno un bidet per abitazione al fine di garantire i requisiti igienico sanitari minimi, noi non possiamo non provare sconcerto alla notizia che sino al 2020 il bidet era utilizzato dallo 0,76% degli statunitensi. E non vengano a raccontarci la storiella delle docce che seguirebbero ogni singola evacuazione o ogni cambio di assorbente. Voglio mettere le cose in chiaro: non è stato certo l’articolo del NYT a rivelarmi la raccapricciante realtà. Sapevo bene che gli statunitensi il bidet lo hanno sempre snobbato con ostinazione e supponenza, e da sempre ho cercato di non pensarci, di rimuovere una consapevolezza che avrebbe fatto crollare i miei miti di adolescente e di ragazza. Come si fa a pensare alle stelle di Hollywood che nel migliore dei casi si fanno la doccia la mattina e poi chi si è visto si è visto: ore e ore sul set senza neanche l’ombra di un bidet qualunque cosa capitasse. Io comunque non ho neanche mezzo dubbio: sono strasicura che Paul Newman, Richard Gere, Sharon Stone, Brad Pitt, Tom Cruise e Angelina Jolie appartengono allo 0,76% dei pionieri del bidet, antesignani del Club dei sederi puliti.
Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)
“…tutto incominciò durante la pandemia da Coronavirus quando si costituì il CLEAN BUTT CLUB ( Club dei Sederi Puliti) i cui membri, alcune centinaia, data la scarsità di carta igienica decisero di montare sui WC delle semplici doccette e assicurarsi così l’igiene anale.” Da IL CLUB DEI SEDERI PULITI – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)



