Sono io, Sardegna, il decimo arcano, bandito dal mondo, ruota di una fortuna al contrario. In alto c’è la sfinge con una spada, che simboleggia la giustizia a me negata, sulla destra, mentre sale, un cane con collare, simbolo della mia imposta sottomissione, mentre sulla sinistra, in fase discendente, una scimmia emblema della mia decadenza.
Ero un eroe e un guerriero e sono diventato un cane, tenuto al collare.
E una scimmia dal circo, animale da baraccone.
C’è nel mio cuore un male oscuro.
Che nasconde il mio sentire.
Ho la spada arrugginita.
E la fionda di Davide.
E la pietra del mio cuore.
Ho sul mio polso un apple watch.
Che misura quanti passi faccio.
E quante sono le mie pulsazioni.
E cosa c’è nella mia anima.
Bandito io sono.
Sollevo vinte le mani al cielo.
Vivo dentro il mio tecnicismo: faccio parte dell’algoritmo degli sconfitti.
Un tempo sfidavo i faraoni e ora il reddito di cittadinanza,
Ero un pirata e ora un mendicante.
Dimmi, Signore degli eserciti, cosa mi riserva il fato.
Un tempo abitavo i luoghi della contemporaneità anticipando il futuro.
Ora vengo abitato dall’indegna visione del disvalore del subire.
Dimmi, Dio dei Pirati, dove si è arenata la mia nave?
Dove si è perso il mio naviglio?
Ho tenuto intatta la mia genetica ma a cosa può servirmi nella prigione delle idee nelle quale sono recluso?
Ero un eroe.
E ora non sono nulla.
Ma nel mio cuore c’è ancora un briciolo di quell’orgoglio guerriero.
Sto ritto sulla prua di questa roccia immobile e senza lacrime piango.
Attendo che la ruota si muova.
E segno i passi del mio destino in questo occluso luogo che è la mia inutile devozione.



