Più che giudicare i film, la giuria di Venezia ha dovuto togliersi dall’imbarazzo. Che fare con un regista russo bravissimo ma così folle da aver girato 700 ore per poi doverle ridurre a 3 ore e mezza di un film “monstre”, forzatamente incoerente e squilibrato ma con sprazzi di grande cinema? La giuria se l’è cavata bene premiando il felicemente abortito “Dau” di Ilya Khrzhanovsky per la migliore regia. Che fare con gli 80 minuti di un documentario di sole interviste al buio sui tetti di Tel Aviv a militari israeliani senza volto con voce contraffatta che raccontano freddamente i crimini efferati delle stragi di Gaza? L’impatto emotivo, il messaggio politico e la denuncia umanitaria impedivano di ignorare “Naza”, ma meglio assegnare il Gran Premio della Giuria che un Leone d’Oro a un’opera così anomala e antifiction. Il Leone d”Oro servirà a smaltire un altro imbarazzo, quello per la presenza di una sola regista donna in gara, attribuendo appunto a lei il premio principale. Liberi da queste delicate strategie, a noi basta raccomandare a voi, tra i film che abbiamo potuto vedere, di non perdere alcuni titoli e di perderne altri.
Da non perdere
KAMI NOUR di Ali Asgari
FATHER JOE di Barthelemy Grossmann
UNA DONNA OGGI di Robert Guediguian
UN BON PETIT SOLDAT di Stephane Brizè
Da perdere
THE ECHO CHAMBER di Andrea Pallaoro
COMPANY di Casey Affleck
PRIMA DELLA GUERRA di Tomnsso Usberti
SCHERZETTO di Mario Martone
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote e inviato speciale dell’Università di Aristan a Venezia)
Didascalia:
Fotogramma da KAMI NOUR di Ali Asgari
“Da perdere
THE ECHO CHAMBER di Andrea Pallaoro
COMPANY di Casey Affleck
PRIMA DELLA GUERRA di Tomnsso Usberti
SCHERZETTO di Mario Martone”
Da IMBARAZZI A VENEZIA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote e inviato speciale dell’Università di Aristan a Venezia)



