C’è un pittore che meglio di tutti ritrae il momento storico che stiamo vivendo, ma non è anagraficamente “contemporaneo”, infatti Pieter Bruegel detto il vecchio (per distinguerlo dal figlio che aveva lo stesso nome) nacque a Breda intorno al 1527 e morì a Bruxelles nel 1569. Mai nessuno seppe raccontare come lui quegli animali che il sistema tassonomico di Carl von Linné assegna al dominio Eukaryota, al sottodominio Animalia, al phylum Chordata, al subphylum Vertebrata, alla superclasse Tetrapoda, alla classe Mammalia, alla sottoclasse Placentati, alla interclasse Eutheria, all’ordine Primates, al sottordine Haplorrhini, alla superfamiglia Hominoidea, alla famiglia Hominidae, alla sottofamiglia Homininae, alla tribù Hominini, alla sottotribù Hominina, al genere Homo e da questo, infine, alla specie chiamata pomposamente Homo sapiens.
Bruegel si ispirò alla pittura di Hieronymus Bosch che era morto una decina d’anni prima che lui nascesse, ma mentre Bosch – potente visionario e profondo conoscitore delle dottrine religiose e intellettuali dell’Europa centro-settentrionale del suo tempo – dipinse i sogni, le perversioni e la follia del sedicente Homo sapiens raccontandolo con uno sguardo allucinato, ironico e qualche volta feroce, Bruegel assunse semplicemente lo sguardo di Dio. Un Dio che, dall’alto, osserva sé stesso in forma di neve, di mare, di nuvole, di fiumi, di laghi ghiacciati, di uccelli, di pesci, di cavalli, di cani e soprattutto di homines sapientes che si ingozzano alle feste di matrimonio; che costruiscono torri di Babele; che con armi e strumenti di tortura contribuiscono al trionfo della morte; che tra giochi di ragazzi, risse e piccoli furti ignorano completamente l’ascesa verso il supplizio del Golgota di suo figlio Gesù. Homines sapientes che non concedono nemmeno uno sguardo a Icaro mentre, avendo fallito il suo tentativo di volo, precipita in mare. Non sembra esserci sarcasmo, né commiserazione, né orrore nello sguardo del Dio-Bruegel. Forse soltanto un’ombra quasi impercettibile di malinconia, mentre si riconosce in quel brulicare di umani grotteschi, folli, festosi e disperati che, confusi, oscillano tra il Carnevale e la Quaresima. Nel 1559 come in questo tragico dicembre del 2025.
Filippo Martinez (Docente di Estetica)
“Non sembra esserci sarcasmo, né commiserazione, né orrore nello sguardo del Dio-Bruegel. Forse soltanto un’ombra quasi impercettibile di malinconia, mentre si riconosce in quel brulicare di umani grotteschi, folli, festosi e disperati che, confusi, oscillano tra il Carnevale e la Quaresima.” Da BATTAGLIA TRA IL CARNEVALE E LA QUARESIMA – Editoriale di Filippo Martinez (Docente di Estetica)



