Quando ti ritrovi con una personalità già definita in tenera età, diciamo un anno e mezzo, e con genitori severi e autoritari – come lo erano spesso negli anni 50/60 – che ti controllano, ti vietano questo e quello e ti impongono le loro regole per ogni cosa, non vedi l’ora di crescere per fare di testa tua. E da grande pensi che gli anni sessanta sono stati un tempo meraviglioso per crescere e formarsi non fosse che i genitori, creandoti continui conflitti, ti rovinavano la vita: stabilivano il tempo minimo per i compiti, ti obbligavano a rientrare alle otto proprio quando la piazza si animava e ti imponevano i calzettoni in prima liceo, mentre le altre giravano in minigonna optical e stivali di vernice.
E non immaginavi che poteva andarti molto, molto peggio.
Potevi nascere negli anni 2010/2020 da genitori che pubblicano le tue foto in tutti i loro social. È una pratica diffusissima, denominata SHARENTING – neologismo composto dalle parole “share”, condividere, e “parenting”, genitorialità. Lo “sharenting” consiste nella pubblicazione sui social dei genitori di tutto ciò che riguarda la vita dei figli: dalla prima ecografia morfologica dove il papà, orgoglioso, evidenzierà l’abbozzo di pisellino, al cambio di pannolino, alla prima pupù sul vasino. Tutte immagini emozionanti, tenere, divertenti. Ma private. E così, con un genitore che mette tutte le foto dei figli sui social (pare che i “millennials” pubblichino una media di 300 foto dei figli all’anno), a un ragazzino o peggio ancora a una ragazzina, in prima media può capitare che la propria foto a 20 mesi sul vasino venga intercettata da un compagno bullo che la fa circolare in tutta la scuola accompagnandola con didascalie adeguate.
Per non parlare delle immagini usate per i montaggi pedopornografici che potrebbero saltar fuori quando i titolari delle foto sono cresciuti e sono al liceo, o sul posto di lavoro o, magari, nella scuola media di un loro figlio (è della fine di gennaio la notizia che Grok, l’IA sviluppata dalla società di Elon Musk, ha generato milioni di immagini sessualmente esplicite usando in modo abusivo foto pubblicate sulla piattaforma X, molte delle quali appartenenti a minori). Eppure lo sharenting non si arresta, neanche dopo l’intervento del Garante della Privacy del luglio scorso.
In “Lezioni sull’Odio”, libro appena pubblicato da Einaudi in cui sono riportate le lezioni tenute da Michela Murgia all’Università di Aristan nel 2011/12, ho trovato questa riflessione: “le conseguenze catastrofiche dell’amore vengono considerate, io non so perché, con indulgenza”. Accade così che l’amore incontenibile dei genitori, il desiderio di condividere la propria gioia con parenti e amici vincono sul dovere di proteggere l’intimità dei figli. E il loro futuro.
Molto meglio i calzettoni in prima liceo.
Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)
“Il bisogno di un riscontro mediatico positivo o, più spesso, il desiderio di condividere la propria gioia con parenti e amici vincono sul dovere dei genitori di proteggere l’intimità dei figli. E il loro futuro. Molto meglio i calzettoni in prima liceo.” Da MOLTO MEGLIO I CALZETTONI – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)



