Negli Stati Uniti la vita di chi non prosegue gli studi dopo il diploma è molto più breve di chi invece prosegue gli studi e consegue una laurea.
Lo affermano Anne Case e il Nobel 2015 per l’economia Angus Deaton in uno studio del 2021 pubblicato sui Princeton University Papers: dal 1992 al 2021 l’aspettativa di vita degli individui privi di un titolo di studio universitario si è ridotta di tre volte rispetto a quella dei laureati. In poche parole negli States i laureati vivono 8 anni e mezzo più dei non laureati. Un fenomeno unico al mondo, secondo gli esperti. Adesso mi spiego i 6,5 milioni di dollari che, secondo il procuratore del distretto del Massachussets uno dei genitori incriminati per corruzione nell’Admissions scandal del 2019 avrebbe versato per garantire al figlio il superamento del test di ammissione al college. Altro che iperprotettività! I genitori coinvolti nello scandalo stavano soltanto acquistando otto anni e mezzo di vita per i propri figli, non abbastanza brillanti da conquistarseli da soli superando il test d’ingresso all’università.
Tutto sommato è meglio qui da noi.
Basti pensare che la nostra è la nazione europea con il più basso numero di laureati (27,6% contro una media europea del 41,2%) e con l’aspettativa di vita più alta dopo quella della Spagna (83,8 anni contro la media europea di 81,5 anni).
Da noi, dunque l’aspettativa di vita prescinde dal titolo di studio. “Meglio un asino vivo che un dottore morto”.
Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)
“In poche parole negli States i laureati vivono 8 anni e mezzo più dei non laureati. Un fenomeno unico al mondo, secondo gli esperti.” Da MEGLIO UN DOTTORE VIVO CHE UN ASINO MORTO – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)



