MIO PADRE SI È DATO MOLTO DA FARE AI SUOI TEMPI


Editoriale del 05 luglio 2016

CarloPedersoli

Avevo otto anni quella domenica pomeriggio in cui il mio babbo decise di portarmi al cinema Odeon a vedere “Waterloo”. Già all’epoca i polpettoni storici mi attraevano pochissimo e quando eravamo di fronte alla sala, ai manifesti con Rod Steiger che interpretava Napoleone e all’orario che rivelava la preoccupante lunghezza del film, riuscii a convincere mio padre a deviare su un altro cinema, il Metropolitan, senza sapere neppure quale film proiettasse, convinto che meglio di quella palla interminabile sarebbe stato di sicuro. Così vedemmo “Lo chiamavano Trinità” e fu una folgorazione (anche per mio padre): uno spasso da schiantare dalle risate, un western nuovo e divertentissimo. Da allora non mi sono perso un film con Bud Spencer e Terence Hill, alcuni li ho rivisti più volte e ancora oggi credo che le loro pellicole rimarranno nel tempo, culto per ogni generazione a venire, a dispetto di tante opere nobilmente noiose. Tra l’incomunicabilità datata di Antonioni e i cazzotti di Bud Spencer non c’è partita. Tra “Mi fanno male i capelli”, battuta chiave di “Deserto rosso”, e la fulminante risposta di Bud Spencer a un tale che gli aveva dato del figlio di puttana (“Può anche darsi, mio padre si è dato molto da fare ai suoi tempi”), la palma dell’immortalità va alla seconda. Tra il languore estenuato di musiche rarefatte e la trascinante vivacità delle canzoni degli Oliver Onions (i fratelli De Angelis) come “Dune Buggy”, non c’è dubbio su dove si poserà prima la ruggine. Ibridando il western alla Sergio Leone con i ritmi da slapstick alla Stanlio e Ollio, quei film non invecchieranno mai: nutriti dall’ammirazione per i western statunitensi, con la ritualità dei duelli, il feticismo delle colt e l’allegria caotica delle risse da saloon, hanno miscelato il modello di John Ford con l’italica commedia dell’arte. Esagerandone gli stilemi, ne hanno esaltato gli umori, serbandone tutto il fascino e fornendone insieme la parodia; dilatando e accorciando i tempi, ne hanno estratto i succhi più gustosi. Con Bud Spencer, alias Carlo Pedersoli, ex-campione di nuoto che ha lavorato anche con Dario Argento, Olmi e Lizzani, ma rimarrà nella storia del cinema come Bambino e Piedone, se ne va un’altra fetta saporosa del nostro immaginario. Nel frattempo ci hanno lasciato anche il nobile Nobel Elie Wiesel e il Michael Cimino del “Cacciatore”. Il 2016 colpisce ancora e, come dice il poeta, la memoria si sfolla. Nel frattempo,”Waterloo” non l’ho ancora visto.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)


“Tra l’incomunicabilità datata di Antonioni e i cazzotti di Bud Spencer non c’è partita. Tra “Mi fanno male i capelli”, battuta chiave di “Deserto rosso”, e la fulminante risposta di Bud Spencer a un tale che gli aveva dato del figlio di puttana (“Può anche darsi, mio padre si è dato molto da fare ai suoi tempi”), la palma dell’immortalità va alla seconda.”
(da MIO PADRE SI È DATO MOLTO DA FARE AI SUOI TEMPI
di Fabio Canessa)
Da “Altrimenti ci arrabbiamo” Con Bud Spencer e Terence Hill, regia di Marcello Fondato

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