Al bancone della carne vedo due bistecche di manzo senz’osso. Proprio quelle che cercavo: alte almeno un dito, come richiesto dalla cucina di casa mia. Sono un consumatore distratto. Questa volta però, prima di metterle nel carrello, decido di leggere attentamente le etichette.
Una era parte di Julius, così ho chiamato quel bovino: nato in Francia, cresciuto in Francia, morto in Italia a soli quattro anni d’età. Una breve esistenza, non c’è che dire.
L’altra di Hector. Anche lui era nato in Francia, ma si era trasferito in Romania. Inutilmente, non riuscì a sfuggire alla castrazione. Non si riprese più da quel trauma, tornò giovanissimo a morire nel paese di origine.
Julius, che non si era mai mosso dalla Francia, era sicuramente più grassottello di Hector, uno che aveva viaggiato.
Gran cosa la rintracciabilità, non esiste più il “bovino ignoto”. Sono sicuro che, volendo, potrei conoscere molte cose in più: i loro volti, la terra dove pascolavano, la musica che amavano, l’immagine dell’ultima porzione di cielo che hanno visto, il luogo dove sono stati uccisi. Ma non conviene mai entrare nell’intimo di chi stai per mangiarti.
E infatti, cari Julius e Hector, mi è bastato meditare su quelle etichette per non desiderarvi più. Vi ho sostituiti con due chili di zucchine verdi, di origine ignota.
Anche se mia moglie non sarà felice.
Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).
“Sono sicuro che, volendo, potrei conoscere molte cose in più: i loro volti, la terra dove pascolavano, la musica che amavano, l’immagine dell’ultima porzione di cielo che hanno visto…” Da NELL’INTIMO DI UN BOVINO. Editoriale di Marco Schintu (Ufficio Pesi e Misure di Aristan).



